Asiatica film mediale: blindfold, recensione

L’INDONESIA E L’ISLAM AL CENTRO DELLA PRIMA GIORNATA DELLA RASSEGNA

Venerdì 5 ottobre si è aperta la 13° edizione dell’Asiatica Film Mediale, festival di cinema asiatico che si tiene nello spazio “La Pelanda” del museo MACRO di Testaccio, a Roma. Le visioni sono però iniziate ieri, sabato 6 ottobre: tra presentazioni di libri in mattinata e proiezioni nel pomeriggio e in serata, la rassegna ha offerto agli spettatori uno scorcio interessante e, per noi occidentali, inedito sul mondo arabo e islamico.

Alle 18:00 è stato proiettato Blindfold (per noi A occhi bendati, ma in originale Mata Tertutup), del regista indonesiano Garin Nugroho. È la storia di alcuni giovani fondamentalisti indonesiani, raccontata sullo sfondo dell’attuale realtà del Paese in cui vivono: sporcizia, degrado, povertà. Problemi familiari, crisi economica e frustrazione politica sono i fattori che più contribuiscono a rendere la vita della popolazione dura e insostenibile. A rappresentare questa situazione di estremo disagio sono tre personaggi: Rima, Nanda e Asimah. Il punto cui il lungometraggio vuole arrivare appare subito chiaro: la ricerca dell’identità nazionale e personale, nonché di una guida, che ogni giovane intraprende in un Paese fortemente segnato dalla religione e dalle bassissime aspettative di vita.

La sceneggiatura di Dyrasia Utami è complessa e ricca di spunti di riflessione. C’è dentro un po’ d’ironia, amarissima, c’è la consapevolezza di un popolo, c’è il malcontento dei giovani e giovanissimi che non vedono un futuro possibile per le loro vite: non ci sono prospettive in un paese come l’Indonesia. I giovani allora, scelgono la via di Allah, ma intraprendono strade terribilmente pericolose; è il caso di un giovane che, dopo aver smesso di studiare, non trova un lavoro che lo faccia andare avanti e sceglie di diventare un terrorista, di morire in nome di qualcosa, perché alternativa migliore non c’è.

Rima invece, proveniente da una famiglia benestante anche se modesta, abbraccia il progetto NII (Negara Islam Indonesia) che mira alla nascita di uno stato islamico in Indonesia. Si dimostra una brava “procacciatrice” di adepti, sa convincere i suoi connazionali e diventa una personalità importante all’interno del gruppo dopo poco tempo. La ragazza però, si accorge che le sue aspettative nei confronti di questo fantomatico nuovo stato vengono disattese a poco a poco. Utami scrive dialoghi e scene in modo da comunicare bene il senso di delusione e di insoddisfazione che i giovani indonesiani provano di fronte a istituzioni poco affidabili.

Infine, dal punto di vista puramente estetico, si tratta di un film davvero interessante. La regia di Nugroho si regge su un bellissimo collage di tecniche appartenenti a stili ed epoche diverse della storia del cinema; non solo, le sue scelte artistiche ed estetiche ci fanno capire quanto la sua conoscenza delle cinematografie mondiali sia vasta. Inquadrature lunghe, lunghissime, scorci insoliti e suggestivi, telecamera (in HD di alta qualità) a mano o fissa: elementi che vengono da luoghi e tempi diversi, mescolati insieme allo scopo, raggiunto egregiamente, di costruire un racconto in modo moderno, internazionale, per nulla noioso. Vista la durezza e l’importanza del contenuto, una forma così agile e godibile è lo strumento perfetto per comunicare con spettatori che appartengono ad una cultura così distante da quella rappresentata.

(7 ottobre 2012)

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