Incassi bassi per i film italiani: sulla qualitÀ vince la voglia di evadere

CINEASTI IMPORTARTI E POCHI CONSENSI. DOVE SBAGLIA IL CINEMA ITALIANO?

Finché sia l’orsetto coatto e sboccato Ted a rubare spettatori ai film nostrani nelle sale ci si può pure stare. L’irriverenza del peluche è divertente ed eccessiva, come spesso piace e come è forse giusto che piaccia. Il cinema, infondo, è anche distrazione. Però quando arrivano anche le ragazze di Wedding party a levarci posti in classifica nei box office, qualche domanda sui film che i nostri connazionali girano dobbiamo davvero porcela.

A Venezia applauditi, ma non vincenti, e nelle sale dissacrati, almeno per quanto riguarda gli incassi che deludono: negli ultimi 3 mesi è stato Garrone quello più fortunato e comunque al di sotto di ogni aspettativa con 1.900.000 euro.

Cosa sta accadendo? Le storie sono belle, gli attori spesso molto bravi e ancora i cinepanettoni non sono arrivati a innalzarci come cineasti mediocri.

La verità è questa: l’Italia è un paese brutto, noi siamo brutti anche la statua di Garibaldi nel film Il comandante e la cicogna ammette che siamo una delusione e che l’abbiamo tradito. Il punto è che quello che siamo non fanno altro che ribadircelo i programmi televisivi e i giornali e forse lo spettatore al cinema cerca altro piuttosto che il guardarsi, ancora una volta, allo specchio. E se Bellocchio, Virzì, Piccioni ci mettono davanti alla realtà che conosciamo e  che non ci va sia ribadita anche sul grande schermo, ci sono quelle come la Comencini, anime aggraziate, che però non hanno una grandissima distribuzione.

Il brutto non ci va di vederlo a meno che non sia interpretato dal volto rassicurante di Brad Pitt che è un killer che lavora contro la mafia in Cogan e alle brutto spara dritto alla testa, ma dolcemente. E ci difende.

Gli italiani hanno bisogno di svagarsi con le parolacce degli orsetti o di essere coccolati a suon di spari contro il male. Sono stufi di essere descritti per quanto siano bravi i cineasti che lo fanno. Finché i grandi registi non lo capiscono gli americani vinceranno sempre anche questa battaglia.

(26 ottobre 2012)

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Fiera, sommessa, repentina e breve. Anima d'annata ma anche editor e talent scout.
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