Io e te: recensione film

IL MAESTRO BERTOLUCCI DOPO UN DISTACCO LUNGO NOVE ANNI TORNA ALLA REGIA CON IO E TE, TRATTO DALL’OMONIMO ROMANZO DI NICCOLO’ AMMANITI

GENERE: DRAMMATICO

USCITA: 25 ottobre 2012 

Lorenzo, interpretato da Jacopo Olmo Antinori, è un ragazzo adolescente affetto da varie manie tra cui il bisogno di isolarsi. Tale volontà lo porterà a fingere di partire per la settimana bianca andando a rinchiudersi nella cantina del suo palazzo per ritrovare la sua tranquillità.  

Così, come un armadillo in gabbia, pensa di poter salvare se stesso, rinchiudendosi nella sua buia cantina. Non immagina però che sarà invece l’arrivo di una seconda persona a salvarlo, permettendogli di conoscere l’altro sé. La sorellastra Olivia, Tea Falco; venticinquenne, artistoide e tossica infatti irrompe nel rifugio di Lorenzo, come una furia cieca, mettendo in discussione ogni equilibrio prestabilito. Anche Olivia però ha bisogno di nascondersi, di auto isolarsi dal resto del mondo per riuscire a disintossicarsi dalla sua peggior nemica, l’eroina. Quella cantina diventa così il luogo di rinascita dei due fratelli, che pian piano riscoprono il valore dei sentimenti e ritrovano la forza per uscire dalla loro prigione interiore.

Il maestro Bertolucci, nove anni dopo The Dreamers, torna a dirigere un film, trovando anche lui la forza di uscire dal guscio nel quale si era rinchiuso in seguito alla sua malattia, e, rifugiandosi nella regia, scopre una terapia speciale per ritornare a vivere. “Erano 30 anni che non facevo un film in italiano – spiega BertolucciPer realizzarlo però il romanzo doveva cambiare e quindi ho voluto Ammaniti al mio fianco nella stesura della sceneggiatura, insieme a Umberto Contarello e Francesca Marciano”.      

In realtà, e i fan di Ammaniti lo noteranno, qualcosa tra il film e il romanzo dal quale è tratto cambia e allcuni potranno trovare l’omaggio diretto a I 400 colpi del maestro della Nouvelle Vague, Francois Truffaut.

Bertolucci ha voluto così raccontare, con dolcezza, una storia di amore fraterno e di liberazione dal dolore e dalla volontà di allontanarsi dal mondo esterno. Quasi una sorta di autobiografia del presente di Bertolucci che, dopo anni di reclusione, è finalmente tornato a fare il suo mestiere. Anche se Io e Te, non può essere considerato il miglior film del pluripremiato regista, è chiaramente il prodotto della mano di un autore dalla qualità intramontabile, che fa della linearità narrativa e strutturale, la sua principale caratteristica e, la scelta di due attori esordienti, non fa che rafforzare il mio giudizio positivo.

Due parole vanno spese anche per l’ottimo lavoro per nulla semplice del direttore della fotografia Fabio Cianchetti e per le bellissime musiche originali di Franco Piersanti capaci di rimarcare l’atmosfera claustrofobica del film. Indimenticabile è poi la scena in cui i due fratelli ballano sulle note della versione italiana di Space Oddity, scritta da Mogol, dal titolo Ragazzo Solo Ragazza Sola cantata dallo stesso David Bowie.

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