“maternity blues” e “ragazze interrotte”: focus su film simili

IL FILM DI CATTANI A CONFRONTO CON LA PELLICOLA DI MANGOLD, SEMPLICE EMULAZIONE O VERO E PROPRIO PLAGIO?

Uscito lo scorso aprile nelle sale italiane, il film indipendente Maternity Blues ha puntato i riflettori sulla realtà delle madri che uccidono i propri figli (in età infantile o neonatale) in seguito a evidenti disturbi psicologici e interiori. Un tema spinoso, di cui si parla poco: solitamente, queste donne sono additate come “spietate assassine” senza la minima possibilità di giustificazione perché hanno commesso un crimine socialmente inaccettabile. Fabrizio Cattani vuole invece indagare le ragioni che stanno dietro ad atti così atroci ambientando il suo film in un ospedale del nord Italia all’interno del quale le donne assassine (non solo di figli ma anche di mariti) vengono “studiate” e a volte curate con successo.

Guardando il film, il pensiero va facilmente a Ragazze interrotte (Gilr, interrupted), bellissima pellicola del 1999 di James Mangold la cui vicenda si svolge in un ospedale psichiatrico per donne con gravi disturbi del comportamento o in situazione di disabilità. Il periodo storico è quello degli anni ’60, dunque è facile capire che si tratta di un manicomio in cui internare ragazze e donne che non si comportano in modo “normale”. È il caso di Susanna (Winona Rider), la protagonista che ha tentato il suicidio e che per questo è considerata pazza dai genitori e dai medici.

L’opera di Cattani e quella di Mangold hanno moltissimi punti in comune, o meglio, il regista italiano inserisce nel suo film chiarissimi riferimenti al lavoro del collega statunitense: dopo l’ambientazione, l’elemento di Maternity Blues che più ricorda Ragazze Interrotte è la caratterizzazione dei personaggi principali; le ragazze infatti, sono pressoché identiche, soprattutto nel comportamento, ma anche nell’estetica. La protagonista di Cattani, Clara (Andrea Osvárt), è riservata come Susanna, ha i capelli corti come lei, si trova spaesata e cerca di capire cosa che le succede intorno; la sua guida sarà Eloisa (Monica Barladeanu), una donna dura e strafottente, praticamente speculare a Lisa (Angelina Jolie). C’è poi l’ingenua Caterina (Chiara Martegiani), oggetto di pressioni e violenze psicologiche da parte di Eloisa come lo è Georgina (Clea DuVall); le due hanno anche la stessa pettinatura.

Insomma, i richiami di Cattani ai personaggi di Mangold sono palesi: c’è la chiara ricerca dell’atmosfera e del coinvolgimento che Ragazze Interrotte comunica dall’inizio alla fine. Questo volere però non sembra aver colto nel segno: Maternity Blues viene realizzato con un budget piuttosto ridotto e con un cast professionista ma certamente di livello diverso rispetto a quello statunitense; il risultato è un film fortemente drammatico ma che cade a volte nella banalità, soprattutto a causa di una sceneggiatura poco profonda e poco ricercata. Niente a che vedere insomma, con la ricchezza e lo spessore storico e sociale del film di Mangold, impossibili da riproporre per ovvie ragioni produttive. Viene da chiedersi allora il perché di questa voglia di emulazione, che ha portato a delineare figure e situazioni stereotipate: non sarebbe stato meglio inventare un ambiente e dei personaggi completamente da zero e renderli per questo originali e tridimensionali?

(15 ottobre 2012)

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