Silent hill: il racconto di una saga

UNO SGUARDO AL PASSATO CON LA VERSIONE  CULT DEL 2006, IN ATTESA DEL SEQUEL IN USCITA IL 31 OTTOBRE

Halloween si avvicina. Da noi magari non ricoprirà il ruolo di festa capitale che ha negli USA, ma non c’è migliore occasione della celebrazione statunitense per cominciare una maratona horror da gustarsi con le conoscenze giuste. Oltre ai vari classici del genere anni ’70-’80 è consigliabile la pellicola tratta dall’omonimo videogioco, Silent Hill, che quanto a brividi ne garantisce parecchi e non presenta molti dei difetti che pellicole del genere presentano oggi, su tutte la mediocrità della recitazione.

La trama inizia da un presupposto che più classico di così non poteva essere: una madre perde la figlia nella città fantasma di Silent Hill e attraversa le sfide più inquietanti pur di recuperarla. E nonostante la presenza di demoni e simili che prendono la vita di notte, la vera minaccia sembra essere un’altra, molto più umana.

Christophe Gans, regista francese del mediocre Il patto dei lupi, si riaffaccia al genere horror, ottenendo risultati opposti rispetto alla pellicola precedente con Monica Bellucci: questa volta Gans parte dagli stereotipi horror, su tutti la notte portatrice di mali, per ri-arrangiarli in maniera moderna, ottenendo risultati a dir poco spettacolari anche sul semplice piano grafico. Basta vedere a tal proposito la sequenza delle infermiere senza volto che camminano in modo irregolare e inquietante verso la protagonista con l’intenzione di ucciderla:la sequenza è stata realizzata da un gruppo di ballerine professioniste che danno corpo a quelle immagini, che ci auguriamo di non ritrovare nei nostri peggiori incubi.

Non è niente che faccia gridare al capolavoro, ma più che a titoli banali e di successo come Blair Witch Project, Silent hill sembra rifarsi a un classico contemporaneo del genere come The Descent, dove il tentativo di fuga di una donna da inquietanti creature assassine è in realtà l’impossibile sforzo di questa di scappare dai propri demoni personali. Senza essere concettuale come il capolavoro di Marshall, la pellicola di Gans è un’odissea tra i mali del mondo da parte di una apparentemente ingenua madre borghese che nell’ultima fase del suo viaggio si troverà di fronte a quello che qui viene presentato come il mostro più temibile: il fanatismo religioso.

I veri cattivi sono loro, ottenebrati mentalmente dalla loro inquietante predicatrice, pronta anche a uccidere gli innocenti pur di ‘rassicurare’ i fedeli. Su questo piano non è distante da  Oltre le colline, passata a Cannes quest’anno, che però affrontava il tema in maniera totalmente diversa.

A completare la bellezza della pellicola, che non puo’ che finire tra i cult degli appassionati, è l’interpretazione di Radha Mitchell, vista anche in Pitch Black, che nel ruolo della madre protagonista riesce a trasmettere il volto di una donna forte e combattiva. IL suo personaggio non ricorre ad armi e alla violenza per raggiungere il suo obiettivo ma, dopo gli shock iniziali, riesce a utilizzare il proprio cervello e la determinazione propri di un conflitto ideologico che rappresenta il punto massimo del film. Decisamente una prova importante, sia per la bella attrice, sia per quanto riguarda le performance viste in generale nella maggior parte dei film horror, afflitte da uno standard da serie televisiva da ‘pomeriggio su Italia 1’.

Insomma se riuscite a organizzare una serata horror tra amici a casa mentre fuori il temporale imperversa per le strade, questo è il film che fa per voi. Si, decisamente meglio vederlo in compagnia…in attesa del sequel. 

(23 ottobre 2012)

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