30 tff – az do mesta as: recensione film

OPERA PRIMA NARRATIVA DI IVETA GROFOVA SUL DIFFICILE MONDO DEL LAVORO

Az do mesta, film di Iveta Grófová, è uno dei film che partecipano in concorso al 30 TFF e che concorrono anche per il celebre Premio Cipputi del Torino Film Festival, assegnato ogni anno al Miglior Film che ha come tematica il mondo del lavoro. E ovviamente è proprio il lavoro una delle tematiche principali del film ceco-slovacco. Az do mesta racconta la storia di Dorota, che vive in un paesino della Slovacchia con i suoi genitori e fa progetti di vita futuri con il suo fidanzato. Il problema è che entrambi sono disoccupati e la mancanza un lavoro, che le potrebbe permettere di mettere su famiglia, la costringe a cercare fortuna in Repubblica Ceca, dove trova lavoro come operaia in una fabbrica tessile. Dorota comincia quindi la sua nuova vita con i turni fin troppo pesanti della fabbrica, che la spingono a rinunciare a quelli che un tempo erano i suoi sogni.

Con Az do mesta ci si ritrova direttamente immersi nelle difficoltà economiche dei giovani, che non riescono a trovare un lavoro e che pur di sopravvivere devono accontentarsi di uno stipendio da miseria, in un luogo alienante come quello della fabbrica che spegne gli entusiasmi.

Una pellicola che vive nell’ostinazione della protagonista che non vuole mollare, nonostante le circostante non le permetterebbero di vedere un mondo a colori. La rassegnazione sembra essere l’unica via d’uscita, ma, come si dice, in ogni cosa c’è sempre un briciolo di speranza.

Il film risente del passato del regista, che fino ad oggi si è sempre e solo dedicato ai documentari. Con la sua prima opera cinematografica di narrativa quindi il regista Iveta Grófová non rinuncia alla sua indole documentaristica, affrontando un tema di stringente attualità e portando sul grande schermo una narrazione schietta, cruda, senza inutili ghirigori.

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