30 tff: final cut – ladies & gentlemen: recensione film

CAPOLAVORO DEL CINEMA CHE OMAGGIA E VENERA LA SETTIMA ARTE!

L’amore per il cinema: ecco la motivazione che ha spinto György Pálfi, regista ungherese classe 1974 a realizzare Final Cut – Ladies & Gentlemen, presentato al Festival di Cannes e di cui si potrà godere anche questi giorni al Festival del Cinema di Torino. Godere è proprio il verbo esatto per descrivere questa magia visiva, che scorre sullo schermo frame by frame per appena 85 minuti.

Final Cut – Ladies & Gentlemen è la dimostrazione che per fare cinema servono solo idee geniali e che la base di tutto non è la storia, ma il modo in cui essa viene raccontata. Ma di che cosa parla il film di György Pálfi? Si tratta di una storia d’amore: un uomo incontra per strada una donna, la segue, scopre che è una ballerina, va nel suo camerino, si innamorano, si sposano, una travagliata vita coniugale, la separazione a causa di un litigio, poi la guerra, infine il ricongiungimento. A leggere questa trama (volutamente spoilerata!) non c’è nulla di nuovo in questa pellicola. Anzi, è la solita storia d’amore raccontata più e più volte al cinema.

Quindi perché considerare Final Cut – Ladies & Gentlemen uno dei film più belli della storia del cinema? Semplicemente perché per costruire la sua narrazione il regista ungherese ha creato un montaggio di scene da circa 500 film, classici e non solo. Le scene sono assemblate insieme e mandano avanti la storia dei due amanti. Final Cut – Ladies & Gentlemen è quindi un film figlio della cultura post-moderna, che gioca con la semiotica, che incolla e ruba da opere d’arte già esistenti per creare nuova materia, nuovi argomenti.

Ci sono voluti ben tre anni di lavoro per regalare agli spettatori questa pietra preziosa. Del resto i veri amanti del cinema non potranno che apprezzare questo lavoro, dato che scatta anche, inconsciamente, il desiderio di scoprire a quale film appartiene quel singolo frame, anche magari di meno di un secondo che appare sullo schermo.

La scelta di narrare una storia semplice è sicuramente una scelta voluta, non solo per la difficoltà di raccontare così una narrazione più complessa, ma anche per ribadire che tutto ormai è già stato detto anche al cinema, e che le storie, che esse siano horror, fantasy, cartoni animati, thriller ecc., altro non sono che un riproporsi degli stessi temi all’infinito. Il titolo poi è esplicativo: Final Cut. È il tagli finale, il montaggio, ma aggiungendo quel Ladies & Gentlmen Pálfi, sembra dirci: “Signore e signori, sto svelando il trucco! Non c’è più niente da dire, il cinema è questo qua! Abbiate la pazienza di seguirci ancora, nonostante sia già stato raccontato tutto perché siamo pronti a stupirvi ancora!”

Per cinefili!

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