30 tff – pavilion: recensione film

LA VERA VITA DEI TEENAGERS AMERICANI CON ECHI DI GUS VAN SANT

Pavilion di Tim Sutton è l’ultimo film presentato in concorso al Torino Film Festival. Low budget ed indipendente, il film racconta la vita dei teenager americani, tra i boschi dello stato di New York e i paesaggi lunari dall’Arizona, tutto collegato dagli elementi tipici che caratterizzano la gioventù americana: skateboard, bike e gite al lago. Pavilion, opera prima del regista Tim Sutton, risente inevitabilmente della cinematografica di Gus Van Sant. Il regista mette insieme dei quadri, in cui fa muore i suoi personaggi, evitando però, a differenze dell’illustre modello, il dramma. Pavilion altro non fa che mostrare come vivono i giovani americani, in quella che può essere considerata una vera ode all’adolescenza, raccontata in maniera molto semplice, dal carattere quqasi documentaristico.

Aiutato dalla splendida fotografia di Chris Dapkins, che crea un mondo di sensazioni, il regista non ci vuole scuotere, mentre mostra i suoi ragazzini mentre fanno bike, parlano, giocano con i fuochi d’artificio, camminano per i boschi o semplicemente parlano con i genitori: insomma il regista vuole solo mostrare uno spaccato della società, senza cercare a tutti i costi un finale narrativo e consone alla storia. L’intenzione di Tim Sutton non è avere una trama forte, ma far vivere i suoi personaggi; sì, perché essi, con le loro azioni, stanno semplicemente vivendo.  

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