30 tff – shell: recensione film

DRAMMA IN UN RIFORNIMENTO DI BENZINA NELLE DESOLATE TERRE SCOZZESI

Shell di Scott Graham, film presentato in concorso al 30 Festival di Torino, è un film doloroso ed assolutamente delicato in cui la fanno da padrone i due protagonisti. Ambientato in una pompa di benzina, in uno sperduto paesino delle Highlands scozzesi, un padre e una figlia cercano di barcamenarsi, tentando almeno di sopravvivere. Film di silenzi, di pochi incontri casuali, d’attrazioni inconfessate ed inconfessabili su sguardi impietriti: ipnotizza! La ragazza diciassettenne, interpretata da Chloe Pirrie, sogna la fuga, da questo luogo di isolamento, che però sembra ipnotizzare personaggi (ed anche lo spettatore!), rendendoli inermi all’azione.

Shell è un film drammatico, che procede lento, concentrandosi sulla psicologia dei due protagonisti, dove accade davvero poco o nulla, ma tutto ciò appare sotto una luce sinistra, con la tensione che sale scena dopo scena, a causa di un abbraccio, un bacio o un regalo di troppo. Il mistero avvolge questa semplice pellicola che lascia in bocca un sapore di inquietudine, anche grazie alle immagini pittoriche che servono solo per aggravare la disperazione della protagonista, alla disperata ricerca di una salvezza che sempre non poter arrivare mai. In Shell il mondo appare (anzi è) inerme, immobile, una prigione, con il regista che riesce nel suo intento: coinvolgere e sconvolgere lo spettatore!

Considerando che si tratta dell’opera prima di Scott Graham, Shell è davvero la prima piacevole sorpresa di questa edizione numero 30 del TFF.

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