30 tff – terrados: recensione film

LA SPAGNA E LA SUA CRISI ECONOMICA, IN UN FILM CHE RACCONTA IN MANIERA NEMMENO TROPPO SCANZONATA LA PERDITA DI UN LAVORO.

Demian Sabini partecipa in concorso al Torino Film Festival con Terrados, film in cui affronta la disperata situazione in cui tergiversa la Spagna da quando, come quasi tutti i paesi del mondo, dal 2010 è stata colpita anche lei dalla crisi economico-finanziaria.

Leo, di professione avvocato, insieme a quasi tutti i suoi amici, perde il lavoro, trovandosi disoccupati. Scoraggiati dall’impossibilità di trovare un nuovo impiego, i ragazzi passano le giornate sui tetti della città, passando di tetto in tetto, di quartiere in quartiere, non facendo assolutamente nulla per tutta la giornata. Fumano, chiacchierano, scherzano, Demian Sabini racconta una generazione sempre più disorientata e sempre più sconnessa con il mondo.

Terrados è un film per certi aspetti apatico, che coglie alla perfezione la situazione dei nostri giorni di tanti giovani, che si sono ritrovati senza un lavoro o che, ancora peggio, non hanno ancora avuto nemmeno la possibilità di avere un primo impiego, a causa della crisi economica. Nel corso della narrazione però, il protagonista si trova a riflettere su tutta la sua vita. Vivere una vita di evasione porta il giovane protagonista a rivalutare il suo rapporto d’amore con Ana ed anche quello con il suo migliore amico Mario, portandolo finalmente a dover prendere una importante decisione: ritornare alla dura realtà della vita di sempre oppure cominciare a vivere, prendendo l’iniziativa, seguendo l’istinto e rincorrendo i propri sogni.

Il regista di Terrados quindi decide di raccontare la Spagna degli indiñagos con un tono che è solo apparentemente scanzonato; siamo di fronte a quello che si potrebbe definire il “riso amaro” di pirandelliana memoria. Dedicata a chi almeno una volta nella vita ha avuto qualche dubbio sulla propria esistenza (scritta che compare alla fine della pellicola), Sabini dirige e recita una commedia che fa riflettere su ciò che sta accadendo nel mondo, in cui il potere è in mano solo ed esclusivamente al dio denaro e cui qualcuno ancora tenta di resistergli, trovando una nuova via per contrastarlo. Interessante anche il finale di Terrados che apre un piccolo spiraglio, come se effettivamente ci possa essere una via d’uscita dal tunnel, anche se comporta inevitabilmente sacrifici e rinunce.

La pellicola, per ovvi motivi, partecipa anche al Premio Cipputi, assegnato durante il Festival di Torino alla migliore opera riguardante il mondo del lavoro.  

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