Dracula 3d: recensione film

DARIO ARGENTO E LA SUA TRASPOSIZIONE DEL CAPOLAVORO HORROR DI BRAM STOKER

GENERE: HORROR

USCITA: 22 novembre 2012

C’era una volta Dario Argento. Vero maestro del cinema thriller-horror italiano che, anche se non ai livelli del colosso Mario Bava, si era distinto con dei titoli che ancora adesso vengono considerati cult, stranamente più apprezzati all’estero che qui da noi. Titoli come Suspiria, Profondo Rosso, L’uccello dalle piume di cristallo, Tenebre… Opere di gran classe, caratterizzate da un’estetica sporca e accattivante, che ancora adesso stuzzicano le corde degli appassionati del genere, ma non solo. Poi la catastrofe: negli anni ’90 vari film mediocri, che comunque si distinguevano per qualche notevole invenzione estetica e infine il disastro degli anni ’00 che ha raggiunto il suo punto più basso con Giallo, thriller ridicolo senza suspence, che a differenza de La terza madre non faceva neanche ridere.

Cosa aspettarsi da questo Dracula 3D ? Intanto dimenticatevi l’opera letteraria, capostipite di un genere, firmata da Bram Stoker e soprattutto i suoi memorabili adattamenti cinematografici firmati negli anni da Tod Browning, Terence Fisher, Francis Ford Coppola, e quelli apocrifi di F.W. Murnau e Werner Herzog. E non aspettatevi neanche un film esilarante sulla scia dei successi Troma, sareste delusi.

Il film fin dall’inizio si presenta come una paccottiglia di effetti speciali CGI tra i peggiori visti sul grande schermo, roba da far sembrare l’intera saga di Twilight un film di James Cameron: basti pensare alla scena iniziale con il paese della Transilvania, interamente ricostruito al computer, che sembra uscita da un videogioco dei primi anni ’90; e che dire degli sfondi che sembrano degli screensaver di Windows 95? Ma non è ancora arrivata la parte più (dis)gustosa: la recitazione.  Anche gli appassionati sanno che è quasi standard il fatto che gli attori recitino male in un film horror, soprattutto quelli degli anni 2000: ma che si propinino Thomas Kretschmann e Asia Argento con delle performance da Cabaret in un film che dovrebbe essere la parabola sull’amore eterno è una cosa che neanche lo spettatore meno interessato alla recitazione potrebbe tollerare. Basta giusto l’apparizione di Rutger Hauer nei panni di Van Helsing a farci tirare un sospiro di sollievo, ma si sa che l’attore di Blade Runner reciterebbe bene anche se diretto da Golden Retriever.

Insomma che fine ha fatto il Dario Argento dei tempi migliori? Forse ci sta solo prendendo in giro, dicendoci: questo è il punto più basso della mia carriera, ma non è detto che possa andare peggio di così. Ma almeno farci ridere un po’? Almeno Asia Argento che sguazzava nel fango caduta nella trappola delle strega riusciva a estasiarci come il Jim Carrey di Ace Ventura.

E non bastano la scena della Mantide religiosa (Puro Trash), qualche nudo femminile o qualche sgozzamento a tirar su d’animo gli appassionati del cinema horror. Verrebbe da dire: qui giace Dario Argento. Ma tutti i fan del suo vecchio cinema, sanno che già da un bel po’ il regista romano è stato come posseduto da un’altra entità che si diverte a infangare il suo nome che in altri tempi aveva davvero saputo dar forma ai nostri incubi. Ora finalmente riusciamo a capire le parole di Tarantino quando afferma di voler fermarsi a 10 film prima di, eventualmente, rovinare una carriera di prestigio. Non vorremmo mai che finisse come il caro e ormai deludente Argento.

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