I 7 psicopatici: recensione film

DOPO IL SUCCESSO DI “IN BRUGES”, MARTIN MCDONAGH DELUDE ED ESAGERA

GENERE: commedia

DATA DI USCITA: 15 novembre 2012

La grandezza di Martin McDonagh nel suo film In Bruges era stata quella di riuscire a unire in un lungometraggio il dramma psicologico al pulp ironico mantenendo un equilibrio perfetto. Per I 7 psicopatici il regista ha deciso ambientare la sua pellicola nel sottobosco creativo di Los Angeles rendendo  attori e sceneggiatori, alla ricerca dell’ispirazione per creare una fiction che racconti la verità, protagonisti del suo film usando come incipit l’errore di rapire il cane sbagliato. Il cast di tutto rispetto di cui McDonagh si avvale è formato da Colin Farrel, Christopher Walker, Sam Rockwell, Woody Harrelson, Abbie Cornish, Olga Kurylenko e Tom Waits, ma nonostante questo il film sembra essere un atto di autoreferenza del regista intento più a mettere in mostra la sua capacità di creare paradosso che a rispettare il suo pubblico.

Il lungometraggio inizialmente è piacevole ma poi con molta velocità precipita nel ridicolo e diventa quasi irritante il vedere come la sceneggiatura prenda mille direzioni diverse solo per dar spazio alla violenza propria del pulp contemporaneo di un regista che vorrebbe essere Tarantino e che, nel tentativo di somigliargli, diventa un’insopportabile caricatura del grande cineasta.

Il pluripremiato In Burges sembra, davanti a I 7 psicopatici, essere un miracolo della cinepresa di McDonagh.

Il nuovo film del regista segue, uno per uno, tutti i cliché dell’opera seconda che, forte del successo della prima, esagera e fa crollare il mito.

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Fiera, sommessa, repentina e breve. Anima d'annata ma anche editor e talent scout.
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