La scoperta dell’alba: recensione film

DAL ROMANZO DI WALTER VELTRONI IL FILM DI SUSANNA NICCHIARELLI

GENERE: drammatico

DATA DI USCITA: 10 gennaio 2013

È stato lui, l’ex sindaco della città che lo ospita, Walter Veltroni, a dare il via al Festival internazionale del Film di Roma nel 2006, complice un amore sviscerato che il politico non ha mai nascosto per la settima arte e una città, Roma, che anche del cinema nazionale è storicamente la capitale.

Vincitrice, grazie al suo primo lungometraggio Cosmonauta, della sezione Controcampo italiano a Venezia, Susanna Nicchiarelli sceglie proprio un romanzo di Walter Veltroni come soggetto del suo secondo film, riservandosi anche una parte all’interno della pellicola. È infatti la stessa regista a dare il volto a Barbara una delle due sorelle il cui padre, Lucio Astengo, è scomparso nel 1981 dopo l’uccisione, da parte delle Br di un suo amico, e che, proprio nel giorno dell’anniversario della sparizione, si ritrovano nella piccola casa al mare messa in vendita per cacciare via anche gli ultimi mattoni di tristezza. Proprio in quel luogo di passate felicità Caterina (Margherita Buy) compone per scherzo il numero della loro vecchia residenza da un telefono a rotella che è staccato da anni. Eppure dall’altra parte risponde una bambina: lei stessa.

La Nicchiarelli ha ammesso che con La ricerca dell’alba aveva intenzione di girare un film che riprendesse un po’ lo stile fantastico di Spielberg negli anni 80’, nonostante il paragone sia alquanto azzardato bisogna ammettere che la cineasta è riuscita a rievocare la fine degli anni di piombo in un film che amalgama alla perfezione la ricostruzione storica dell’inizio degli anni 80’ con la dimensione irreale del ritorno al passato.

Il lungometraggio, nonostante qualche piccolo deficit registico e, forse un’eccessiva leggerezza in alcuni punti della sceneggiatura, lascia lo spettatore con in testa l’idea che si può fare pace anche col peggiore passato.

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