Roma film fest – acqua fuori dal ring: recensione film

LA VITA DI UN CATANESE E DI UN MAROCCHINO A CONFRONTO NEL NUOVO FILM DI STANGLE

GENERE: drammatico

DATA DI USCITA: n. d.

Il tema dell’immigrazione è quanto mai attuale nel nostro Paese. Il cinema italiano inizia a trattarlo “dal di dentro” e il Festival di Roma sembra cogliere bene queste intenzioni e dargli il giusto spazio: dopo l’uscita in sala, il documentario di Daniele Vicari La nave dolce è stato proiettato nelle sale dell’Auditorium, mentre in concorso troviamo Paolo Giovannesi che ci presenta la questione attraverso la storia di un ragazzino di origini arabe in Alì ha gli occhi azzurri; nella sezione “Prospettive Italia” invece, protagonista del film Acqua fuori dal ring è la città di Catania e l’incrocio di storie di italiani e stranieri che ci vivono e condividono gli stessi problemi.

Toscano è un ragazzo catanese che tira di boxe per passione e aiuta lo zio pescivendolo per campare. Ha una ragazza di cui è molto innamorato e vorrebbe andarsene dalla Sicilia e portarla con sé per vivere insieme e sperare in un futuro migliore. Punta quindi tutto sul pugilato e inizia a vincere molti incontri. Il prossimo match dovrà disputarlo con un immigrato tunisino, anche lui molto innamorato di sua moglie e intenzionato a portarla a Roma, nella grande città, dove poter dare un futuro al figlio che sta per arrivare.

Nel film di Joel Stangle le storie di Toscano e Barca (come si fa chiamare il pugile tunisino) si incrociano alla maniera di Tarantino, ovvero tramite espedienti del racconto cinematografico senza che i personaggi lo sappiano: i due protagonisti e le loro famiglie sono collegate, le loro vicende si intrecciano a loro insaputa, mostrando solo a noi il quadro totale della trama. Un sapiente montaggio, ricco di immagini che funzionano per associazione, racconta due storie decisamene simili, anche se non dovrebbero esserlo.

Barca dovrebbe essere in cerca di un futuro, mentre Toscano dovrebbe essere già impegnato a costruirsi una vita con la sua ragazza. Ma non è così: la realtà descritta in L’acqua fuori dal ring è la medesima sia per il ragazzo italiano che vive nel suo paese d’origine, sia per il ragazzo immigrato in un paese estero la cui situazione non ne aiuta l’integrazione. I problemi sono gli stessi, nessuno dei due o ha più possibilità di emergere rispetto all’altro.

Buoni propositi insomma per l’autore, che però non si traducono nella buona riuscita del film: forse a causa della durata eccessiva e complice la poca esperienza sul set degli interpreti, l’ultimo lavoro di Stangle risulta poco accattivante e a tratti persino noioso. Dal punto di vista estetico, una buona fotografia non riesce a mantenere attivo l’occhio di chi guarda, spesso sopito da una regia troppo lineare e priva di movimento (tranne in alcuni brevi frammenti).

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