Roma film fest – aku no kioten (lesson of the evil): recensione

TREMATE: IL GENIO MACABRO DI TAKASHI MIIKE È TORNATO

GENERE: Thriller

USCITA: N.D.

L’avevamo lasciato all’ultimo festival di Cannes con uno dei musical più frenetici ed esilaranti che il cinema recente ci aveva offerto, quel Ai To Makoto che le case di distribuzione nostrane hanno puntualmente ignorato. Ora ritroviamo il controverso, ma geniale Takashii Miike alle prese con un film cupo, grand-guignolesco, che non potrà che entusiasmare i fan del suo cinema, mentre altri probabilmente scuoteranno la testa all’uscita dalla sala.

Lesson of the evil inizia come un’analisi sociologica delle scuole giapponesi, con una rappresentazione degli adolescenti in divisa molto più realistica e coinvolgente di quella per esempio proposta da Piccioni col suo ultimo Il rosso e il blu. Poi scopriamo il passato non proprio roseo di uno dei professori e la situazione degenera fino ad una lunga sequenza che ha parecchi punti in comune con certi avvenimenti di cronaca nera di cui leggiamo spesso nei giornali.

Ancora una volta il regista giapponese ci spiazza introducendoci in una storia apparentemente tranquilla, che mischia punti di vista di studenti e professori, per poi virare nella follia più totale. Sembra quasi di ritrovarci di fronte a una variazione sul tema del miikiano Audition che, per fare un paragone col mondo musicale, iniziava come un brano jazz e si concludeva con delle grida da death-metal. Insomma tutto si può dire di questo film, tranne che si tratti di una storia convenzionale. In più, certe scelte estetiche sono da applausi, come l’uso nella colonna sonora di Mack the knife (o Die moritat) dall’Opera da tre soldi di Brecht di cui possiamo sentire tre versioni differenti, tra cui quella di Bobby Darin in una scena al tempo stesso esilarante e tragica.

L’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Yusuke Kishi è una dissacrante, quanto spietata analisi delle convenzioni sociali giapponesi, già messe alla berlina da Miike in quasi tutta la sua filmografia: tuttavia va detto che l’autore di Ichi the killer è capace di articolare lo stesso discorso nell’ambito della sua filmografia in modo sempre vario e diverso, spaziando per altro attraverso diversi contesti come l’ambito familiare (Visitor Q) o l’ambito scolastico come in questo caso, convincendo il più delle volte critica e appassionati di cinema estremo.

Certo, il sangue scorre a fiumi e alcune scene sono dure da mandare giù, ma il senso dell’umorismo, per quanto macabro, è sempre presente e forse anche chi non è abituato a certo tipo di cinema puo’ passare due ore di Grande Cinema d’Intrattenimento. Oppure, cosa anche più probabile, puo’ vomitare appena lasciata la sala…

(10 novembre 2012)

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