Roma film fest – goltzius and the pellican company: recensione

IL MAESTRO PETER GREENAWAY TORNA A CONCILIARE ARTE CLASSICA E CINEMA SPERIMENTALE NELLA SUA NUOVA FOLGORANTE FATICA

GENERE: Film in Costume

USCITA: n.d.

Possiamo dire senza remora che Peter Greenaway, regista di film come I misteri del giardino di Comptom House e Lo Zoo di Venere ha lasciato un segno indelebile nella storia della Settima Arte: eppure nonostante questo molti appassionati conoscono ben poco del suo cinema, quasi impossibile da classificare attraverso generi o etichette. Certo, è uno di quei cineasti le cui opere richiedono un certo impegno intellettuale per accedervi, ma il senso d’arricchimento che lasciano nello spettatore, una volta finita la visione, è qualcosa che accade raramente nel cinema contemporaneo.

Goltzius and the pellican company sono un gruppo di artisti che cerca di convincere il Malgravio d’Alsazia a dar loro i finanziamenti per una raccolta di stampe erotiche legate ad alcuni racconti della Bibbia. Tuttavia prima di sborsare i soldi il milionario di Colmar vuole vedere all’opera la ‘compagnia pellicana’, che da quel momento metterà in scena le storie di Adamo ed Eva, Salomé e Giovanni Battista e così via in dei rutilanti spettacoli che coinvolgeranno mano a mano il Malgravio e la sua corte.

Il maestro Greenaway con l’utilizzo di scenografie imponenti dal gusto teatrale ci introduce con quest’opera nella sua idea di Tardo Cinquecento, dove riflessi del mare vengono proiettati sui personaggi, la maggior parte degli attori recita nuda come nei dipinti fiamminghi e pilastri disegnati in due dimensioni reggono un palazzo di proporzioni immense. Questo e ben altro si notano nella dissacrante fatica del regista inglese che non esita a mettere in discussione il concetto di costruzione classica della sceneggiatura, pur di comunicarci le sue idee personali sui tabù della nostra società e sul fanatismo religioso in un film che probabilmente resterà tra i lavori visivamente più impressionanti di questo Festival. Interessante come poi le opere teatrali rappresentate nel film si allarghino fino a diventare la vita stessa in un gioco tra realtà e finzione che piacerebbe molto a uno sceneggiatore come Charlie Kaufman, autore di Essere John Malkovich e Eternal Sunshine of the spotless mind, tra i vari.

Molti spettatori si alzeranno prima della fine, ma altri che cercano un cinema più coraggioso e sostanzialmente Diverso troveranno in Goltzius and the pellican company un’opera dall’impatto artistico non indifferente, capace di aprire nuovi orizzonti al Cinema. Ma ripensandoci, non ci troviamo di fronte a nulla di nuovo: è sempre il buon vecchio Greenaway capace anche a 70 anni di sorprenderci come se fosse agli albori della sua carriera.

(12 novembre 2012)

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