Roma film fest – Intervista a Larry Clark, regista di Marfa Girl

PAROLA AL REGISTA DEL FILM VINCITORE DELLA SETTIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA

Cappello in testa e occhiali scuri. Camicia, pantaloni e giacca di pelle neri. Comodamente seduto sulla poltrona della Sala Meeting dell’Auditorium Parco della Musica. Così si è presentato Larry Clark, regista di Marfa Girl, film vincitore del Marc’Aurelio d’oro come Miglior Pellicola a questa settima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma. Al centro della stanza, dietro il grande cartellone pubblicitario che ricorda i suoi ultimi film (Kids, Bully e Ken Park), è pronto per le domande anche se si nota una leggera stanchezza dovuta presumibilmente ai numerosi incontri di questi giorni. Nonostante ciò ha una buona parlantina questo famoso artista americano: si capisce che ha molto da dire sull’industria cinematografica in generale, ed anche sulle sue opere affinchè tutti possano capire qual è il significato che lui vuole trasmettere attraverso di esse.

1) Il film sarà disponibile dal 20 novembre unicamente sul suo portale web, tramite il link www.larryclark.com/marfagirl. Come mai questa scelta?

Le grandi produzioni ti promettono soldi e poi non pagano. Oppure ti pongono dei limiti, decidono se tagliare o no le scene ecc. Hollywood deve andare a quel paese, ha creato il meccanismo per cui si fanno film solo per guadagnare soldi. Vengono prodotte solo schifezze, come i film di George Clooney, l’ultimo del quale non ricordo bene il nome.. Ah si Paradiso Amaro. D’ora in avanti metterò i miei film solo sul mio sito, perchè grazie ad internet ormai puoi girare anche un film da solo. Ad esempio tramite youtube.

2) Che cosa ha voluto rappresentare con Marfa Girl?

A me interessa rappresentare la realtà, vicende di vita esistenti e che ciascuno può osservare nel mondo in cui viviamo. Marfa è una cittadina del Texas nella quale io sono stato, e nel film rappresento ciò che ho visto. Gli attori interpretano sé stessi; girando per le strade tra Marfa e Austin un giorno ho notato un ragazzo che giocava con lo skateboard e gli ho chiesto se avrebbe voluto partecipare al mio progetto. Così ho ingaggiato Adam Mediano, il sedicenne del film. Le uniche persone del cast che ho trovato tramite casting sono state Drake Burnette e Tina Rodriguez.

3) Teme le polemiche o gli scandali che potrebbero suscitare le molte scene di sesso?

No, per il semplice fatto che il film è in gran parte basato su adolescenti. Ci sono due versioni del sesso all’interno della storia. Quello raccontato attraverso gli adolescenti, che vogliono solo scoprire il mondo e lo fanno con innocenza. E poi c’è quello della donna che viene da fuori, di vedute libertine. La sua è una sessualità più matura, aperta, derivata da esperienze vissute e dalla filosofia hippie acquisita dai genitori. Anche il sesso è una realtà della nostra società, oltre al fato che nel film metto in mostra le conseguenze delle azioni dei protagonisti. In un mondo che ormai è ‘tutto soldi’, a me interessava focalizzarmi sull’inaspettato. Bisogna rendersi conto che gli adolescenti crescono, e saranno il prodotto di ciò che imparano oggi. Io mi limito solo a fargli capire cosa li aspetta.

4) Quale, tra le varie protagoniste, rappresenta la ragazza di Marfa?

Sicuramente è l’artista che risiede a Marfa per seguire il corso d’arte alla fondazione Chinati. È l’unica che nel film non ha un nome, ed è la figura più disinibita ed intrigante del film. È lei che fa parlare i protagonisti.

5) Senza farle alcuna domanda sulla vittoria del suo film, ci interessava capire il perchè il finale del film sia aperto. Ci dobbiamo aspettare un sequel?

Probabilmente si, ci stiamo lavorando. Ho in mente una trilogia. Mi sembra una buona idea capire cosa sia successo ai protagonisti, dopo le rivelazioni e il tragico atto finale. Questo film l’abbiamo girato nel giorno del sedicesimo compleanno di Adam. Prossimamente lo faremo durante il diciassettesimo e poi diciottesimo.

Arrivano le agenti di Clark, il tempo è scaduto. “Visitate il mio sito!” è l’ultima cosa che fa in tempo a dire. Lo farò sicuramente. È stato un piacere conversare con questo artista che ha una visione del mondo tutta sua e che ritroviamo nel film. Marfa Girl è un film molto particolare, troppo reale forse, per un adattamento sul grande schermo e il gusto degli spettatori. Ma, sicuramente, un’opera davvero interessante.

 

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"Il cinema non è solo un'esperienza linguistica ma, proprio in quanto ricerca linguistica, è un'esperienza filosofica".
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