Roma film fest – kirikou et les hommes et les femmes: recensione

L’ANIMAZIONE FRANCESE NON RAGGIUNGE LO SPETTACOLO DI HOLLYWOOD, MA HA UN CUORE CHE BATTE SOTTO LE DUE DIMENSIONI

GENERE: Animazione

USCITA: N.D.

Si torna in Africa per Michel Ocelot, apprezzato animatore, per molti Autore a tutto tondo nella Francia che in questo periodo sta vivendo una certa prosperità in campo cinematografico. Kirikou et les hommes et les femmes segna la conclusione della trilogia dedicata al piccolo Kirikou, che nonostante l’apparenza di bambino minuscolo ha la stoffa dell’eroe epico: il film è in realtà un prequel che si svolge prima di alcuni degli eventi del primo film.

Come ci viene introdotto dal narratore, Kirikou nel corso della sua infanzia aveva fatto del bene a bambini, uomini e donne: è quello che ci viene spiegato in questi segmenti dall’impatto narrativo semplicissimo, ma non per questo ingenuo.

Ocelot per il suo sesto lungometraggio ricorre a grafiche 3D che all’inizio stonano un po’ con il colore e il disegno artigianale, ma dopo un po’ l’autore francese riesce a ben integrarle nella storia, tanto che lo spettatore non ci bada più. La storia divisa in segmenti che mostrano l’ingegno e la tenacia del protagonista è capace di donare degli insegnamenti ai più piccoli, sull’importanza della solidarietà e della responsabilità nei confronti del prossimo, ricorrendo a un utilizzo dei costumi delle tribu africane, per niente stereotipato e capace di incuriosire anche l’adulto meno avvezzo al cinema d’animazione.

Non ci troviamo di fronte ai folgoranti giri sulle montagne russe di Ralph Spaccatutto, anzi i ritmi sono decisamente opposti: si tratta di un Safari esplorativo consigliato, capace di arricchire la conoscenza geografica e morale dello spettatore, come dovrebbe continuare a fare il Cinema.

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