Roma film fest-l’isola dell’angelo caduto: la prima volta di lucarelli dietro la macchina da presa

LO SCRITTORE ACCUSATO DI NON AVER SAPUTO GESTIRE LE PRETESE DEL LIBRO RISPONDE: “HO FATTO DANNO SOLO A ME STESSO”

La gloriosa tradizione italiana che vede grandi scrittori spaziare e decidere di raccontare le proprie storie non più grazie alle parole ma usando le immagini non ha mai avuto fine. Nomi come Mario Soldati e Pier Paolo Pasolini sono nel firmamento della settima arte e, proprio oggi, al Festival Internazionale del Cinema di Roma è stato tenuto a battesimo un neo regista che fino a ieri scriveva i suoi gialli e oggi per la prima volta con L’isola dell’angelo caduto, li dirige.

Il legame tra Carlo Lucarelli è il cinema non è certo nato adesso molte fiction, infatti, sono state realizzate grazie alla sua sceneggiatura.

Il film proiettato oggi in anteprima alla kermesse ha mostrato un Lucarelli regista molto lontano a qualsiasi forma di realismo: il suo film risulta essere sempre al di sopra o al di sotto delle righe. A questo proposito lo scrittore spiega “È stata una scelta figlia del romanzo, che aveva in sé già tutti questi elementi surreali. Mentre scrivevo il libro, non avevo certo in mente di fare un film; tuttavia, mi venivano spesso in mente immagini pittoriche, addirittura fumettistiche. Le ho inserite e, col senno di poi, mi sono servite moltissimo. La cosa che mi premeva raccontare era il dilemma della scelta: il commissario deve decidere se ‘compromettersi’ oppure no. Parlo di un momento politico, il 1925 di Mussolini e del delitto Matteotti, in cui seguire la legalità istituzionale fino in fondo o far finta di niente e tenersi ciò che si aveva, per stare tranquilli era un bivio di fronte a cui ci si poteva trovare facilmente. È una cosa che avviene nella vita di ciascuno, avviene oggi nel nostro Paese, dove facciamo delle scelte di comodo piuttosto che tirare fuori il coraggio di prendere decisioni più rivoluzionarie, per sbaraccare tutto.
Tutti i personaggi si trovano in questa situazione. Quando ho iniziato a scrivere il romanzo, pensavo di dare un nome reale all’isola, tipo Ponza o Ventotene, in pieno spirito verista. Man mano che lo scrivevo, l’isola diventava pian piano una metafora, un luogo che non poteva esistere realmente, in cui il vento tira da tutte le parti, con inverno e primavera che si sovrappongono, talmente staccata dal resto del mondo che sembra seguire delle leggi proprie. Ha una dimensione surreale, fumettistica e pittorica. Ho disegnato, con l’aiuto dei miei collaboratori, essendo il film un’opera fortemente corale, queste immagini strane e contorte sullo schermo. Tutto è stato fatto in quest’ottica, a partire dalla scelta dell’isola, che in realtà non esiste ed è stata costruita da zero, grazie agli effetti speciali. Effetti speciali che, vi svelo un segreto, sono gli stessi che stanno creando il temporale fuori dall’Auditorium. In realtà oggi c’è il sole, siamo noi che stiamo facendo piovere!”

A cercare di normalizzare lo scenario del film c’è il Commisario interpretato da Giampolo Morelli “Il mio commissario si muove in questo mondo strano – spiega l’attore- cercando di darsi spiegazioni. La cosa interessante è che quest’uomo d’altri tempi è costretto a fare una scelta, a mettere da parte i propri interessi personali e perdere la possibilità di lasciare questo luogo di angoscia. Ce ne vorrebbero di più, di uomini così, che credono profondamente nello Stato… ma per la verità, ce ne sono sempre stati nella storia del nostro Paese.”

Ambientata nel 1925 la pellicola ha come coprotagonisti anche un gruppo di fascisti che Lucarelli rappresenta, quasi in maniera emblematica, come dei pazzi sanguinari “Abbiamo fatto scelte precise, in particolare sulle figure di contorno. La Caienna, la colonia penale, è un simbolo che va oltre la storia: nel ’25 non c’erano ancora i penitenziari come li mostriamo nel film, ma poco importa: volevo rappresentare il male assoluto. I personaggi della Caienna sono dei mostri, degli animali, volutamente sopra le righe. Abbiamo cercato delle caratteristiche esagerate, basti pensare all’ufficiale postale.”

La stampa non ha accolto il primo lungometraggio dello scrittore con particolare entusiasmo accusandolo di non aver saputo gestire le pretese del libro dando così vita a una pellicola caotica e molto pretenziosa. In merito a questo Lucarelli ha ribattuto “L’importante, per me, è che il film è venuto esattamente come lo volevo. Se ci sono troppe cose e il risultato è pasticciato, la colpa è mia. Tutto sommato, calcolando che il romanzo è mio, la sceneggiatura è mia ed il film è mio, devo dire che non ho fatto grossi danni se non a me stesso!”

(11 novembre 2012)

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