Roma film fest – Mental: recensione film

P.J. HOGAN DIVERTE IRONIZZANDO SUL CONCETTO DI PAZZIA
mental locandinaGENERE: commedia musicale
DATA DI USCITA: n.d.
Si può pazzi essere anche quando ci convinciamo, o ci convincono, di esserlo? Il gioco di parole è attinente alla linea narrativa di Mental, ultima commedia diretta da P.J. Hogan, che dopo la divertente vita frenetica di Rebecca in I Love Shopping, si dedica all’Australia, in particolar modo analizzando la vita di una famiglia inconsueta.

La famiglia Moochmore è composta da sette persone: Barry e Shirley sono sposati da tempo, ma non più una coppia nella realtà. Il marito è infatti dedito alla vita politica e alle altre donne tanto da non tornare neanche piú a casa. Shirley non sembra capire o accettare la situazione, e continua a sperare ogni sera che torni, ostinandosi ad apparecchiare la tavola anche per lui. Le conseguenze della situazione le accusano in prima persona le cinque figlie femmine, che danno ragione ai vicini chiacchieroni quando questi li indicano come una famiglia di matti. Ad irrompere nel quotidiano arriva Shaz, donna dalla forte personalità emancipata, che fa da baby sitter alle ragazze nel momento in cui la madre viene ricoverata in un manicomio.

Shaz è il grillo parlante della situazione, quella persona che tende a smuovere gli individui che si conformano alla società perchè si sentono diversi. Il conformismo, la maschera per la normalità, è il male supremo secondo lei. Nella vita ci vuole coraggio, determinazione e forza di volontà da vendere, tutto ciò che manca alle ragazze, poco abituate a credere a loro stesse ed accettarsi così come sono.
Il tono divertente e ironico, unito a sequenze tragicomiche, rende il film un ottimo prodotto dalla risata assicurata. Il regista australiano ancora una volta ha centrato nel segno, unendo allo svago del passare un’ora e mezza con il sorriso sulle labbra anche un concetto profondo come quello del lottare contro il conformismo. Fiore all’occhiello: Toni Collette in ottima forma e splendidamente in parte, che in questo film si mette in gioco come non mai.
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"Il cinema non è solo un'esperienza linguistica ma, proprio in quanto ricerca linguistica, è un'esperienza filosofica".
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