Roma film fest – spose celestiali dei mari di pianura: recensione film

L’AUTORE DI SILENT SOULS PROPONE A ROMA UN FILM INSOLITO, NON FACILE DA CAPIRE

GENERE: drammatico

DATA DI USCITA: n. d.

Il film di Aleksei Fedorchenko non si può descrivere in poche righe e il suo contenuto non si può semplificare con una trama, o almeno non si può dire che ne abbia una nel senso più tradizionale del termine. Spose celestiali dei mari di pianura è un film corale, nel senso che non ha un unico protagonista; è un film a episodi, nel senso che è mostra le storie di tante donne, ognuna introdotta da un nome (curiosamente tutti iniziano con la lettera “o”).

Ogni episodio, se così si può chiamare, ha una sua durata: a volte quella di un cortometraggio, a volte solo il tempo di una battuta. Le ragazze (anzi, le donne, visto che alcune di loro sono adulte e anziane) raccontano in qualche modo la loro esperienza con l’altro sesso, tra cruda realtà e pura magia. Alcune vicende sono al limite del surreale, dell’onirico e del fantastico: demoni della foresta, ragazze che scompaiono nel vento e strani rituali sono solo alcune delle stranezze che l’autore inserisce in un film già abbastanza complesso da fruire.

Come in ogni film russo che si rispetti, paesaggio e ambiente circostante sono molto presenti nelle scene: così come è chiaro l’interesse antropologico ed etnologico che Fedorchenko dimostra nei confronti delle sue donne. Molti episodi infatti, risultano incomprensibili al pubblico italiano e rendono l’esperienza del film non facile da superare per spettatori poco pazienti.

La struttura e la sceneggiatura di Spose celestiali dei mari di pianura sono tanto complesse quanto valide: un film del genere non si vede molto spesso, vale dunque la pena interessarsi alla causa se si ha voglia di incontrare un tipo di cinema totalmente diverso da quello che solitamente si può vedere nelle sale italiane.

About admin 2553 Articoli
CURIOSI DI CINEMA
Contact: Facebook