The twilight saga – breaking dawn parte 2: recensione film

SI CONCLUDE L’EPOCA HORROR-ROMANTICA CON LA BATTAGLIA PER LA SOPRAVVIVENZA

GENERE: Horror romantico

USCITA: 14.11.2012

L’immortalità è un dono straordinario. Questo è il messaggio che filtra dai romanzi di Stephanie Meyer e che lei stessa, anche in qualità di produttrice, trasmette al suo film, Breaking Dawn part 2: essere vampiri è meglio, in tutto e per tutto, dai sensi più sviluppati, alle capacità sovrannaturali che oltrepassano leggi di spazio-tempo, piegano la fisica e rendono la Creatura della notte il centro del mondo.

Madre natura, a cosa servono quindi gli umani? A nutrire tale specie superiore, mi sembra evidente, lasciati a brancolare come animali da pascolo nell’ultimo capitolo della saga dedicata ai vampiri “luccicanti”, in cui Edward ritrova Bella sotto l’algida luce della luna, baciata da un sole che non scalda più, madre di una bimba mezzosangue che scatena una guerra ipotetica con il clan dei Volturi, i potenti signori del mondo oscuro. Tiranni e assetati di potere, schiavi dei propri bassi istinti selvaggi e desiderosi di imporre la legge più importante: non si possono trasformare bambini in immortali, pena la morte.

La regia di Bill Condon è semplice e immediata, gioca con i dettagli per abbellire un prodotto che non ha più nulla da raccontare, diventato estetica allo stato puro e diluito su due racconti in cui l’amore trionfa sul male, la famiglia viene posta al centro esistenziale e ogni respiro calcolato, anche nella recitazione. L’unico blitz degno di nota è lo scontro finale, violento, cinico, spietato, totalmente fuori sincrono con l’andamento della storia da non sembrare reale.

Finora Twilight si è dimostrata una saga puntellata su un copione inondato di melassa americana da esportazione e pregna di sentimenti ridotti ai minimi termini, comprensiva di dialoghi da quinta elementare. Però in qualche modo ha funzionato, schiere di fan testimoniano di come l’esperimento abbia preso vita propria, diventando un perfetto prodotto da vetrina natalizia, il tempo delle mele di sangue potremmo definirlo, un film in cui il trio vampira-lupo-vampiro sono la normalità.

Ma anche semplici marionette nelle mani di sapienti hair stylist. È così perfetto questo mondo sovrannaturale che ci dimentichiamo totalmente l’essenza della vita, tutto troppo realizzabile, ogni sensazione portata all’eccesso. Anche le inquadrature computerizzate privano dell’anima quel briciolo di emozioni e dubbi che lo sguardo da umana di Kristen Stewart portava con sé. Poi è arrivato il bel Pattinson (sempre monocorde nella sua performance sommessa) e la storia sceglie la strada della suspence ridicola, prendendo una piega narrativa in cui ogni scenario diventa possibile.

E mortalmente noioso. 

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