Vorrei vederti ballare: recensione film

L’OPERA PRIMA DI NICOLA DEORSOLA CHE RACCONTA I RAPPORTI TRA GENITORI E FIGLI E L’AMORE

GENERE: drammatico

DATA DI USCITA: 6 dicembre 2012

Bugie bianche: tra queste vanno sicuramente annoverate quelle che si dicono per amore, quelle che si dicono per avvicinarsi a ciò che si desidera quando non si ha il coraggio di usare la realtà.

Martino (Giulio Forges Davanzati) è uno studente di psicologia, per costrizione del padre che esercita la professione (Alessandro Haber) che ha perso la madre a 13 anni e che ha due grandi passioni: le tartarughe e Ilaria (Chiara Chiti) una ballerina classica che spesso spia durante i suoi allenamenti dal balcone di casa. Quando scopre che la ragazza si rivolge a suo padre per risolvere i suoi problemi alimentari il ragazzo si finge psicologo e riuscendo, lentamente, a sciogliere i nodi nella testa di Ilaria.

Con Vorrei vederti ballare sua opera prima girata nel 2009 ma che solo oggi trova distribuzione, Nicola Deorsola tocca moltissimi temi cari al cinema: la solitudine, il rapporto genitori figli, il labile distacco che c’è tra l’essere e l’apparire e, ovviamente, l’amore.

Martino è un ragazzo che è stato lasciato solo dal padre con il dolore di aver perso la madre, padre che come unico scopo per il figlio ha quello di farlo laureare per poi lasciargli il suo studio, Ilaria subisce lo stesso destino tra un padre assente e una madre onnipresente che le pone sulle spalle il peso della sua mancata carriera di ballerina classica. Intorno ai protagonisti girano altre personalità quasi caricaturali, Giusy, interpreta da una sorprendente Paola Barale nel ruolo dell’attrice fallita che gestisce una sala d’essay e Gastone (Gianmarco Tognazzi) un giocatore d’azzardo che si ritrova a essere paziente di Martino suo malgrado.

Questo amalgamarsi di vite sperdute è diretto in maniera semplice da Deorsola che evidentemente, oltre alle citazioni di Giusy, si rifà a molti film di grandi da La finestra di fronte a Il tempo delle mele. Un’opera prima degna di nota priva di particolari abbellimenti registici.

Il finale, decisamente scontato e condito da avvenimenti che cadono un po’ nella retorica narrazione, arriva comunque a seguito di un percorso personale dei vari personaggi che alla fine risulta essere un po’ frettoloso ma comunque plausibile. 

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Fiera, sommessa, repentina e breve. Anima d'annata ma anche editor e talent scout.
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