I 2 soliti idioti: recensione film

TAODUE ALLA CONQUISTA DELLE FESTE DI NATALE

GENERE: Comico

USCITA: 20 dicembre 2012

Come tanti fenomeni sbocciati televisivamente negli ultimi anni anche per i Soliti Idioti  è arrivato lo scorso anno il grande salto della platea cinematografica. Scommessa vinta da Pietro Valsecchi e dalla Tao Due che dopo gli ottimi incassi tornano al cinema con il secondo capitolo: I 2 Soliti Idioti.

I personaggi creati dal duo Biggio/Mandelli fanno ormai parte dell’immaginario popolare, specialmente dei più giovani, e da fenomeno di costume e di nicchia (gli ascolti della rete Mtv su cui si sono fatti le ossa) sono stati ormai sdoganati ad un pubblico più variegato ed ampio. Youtube docet.

Tante le critiche che sono state mosse ai due ex veejay per la volgarità e i toni da “stadio”che accompagnano i loro schetc, ma cosa sarebbe Ruggero De Ceglie senza il suo intercalare più celebre? Dai cazzo Gianluca! 
E se proprio vi sentite urtati da questo lessico ormai sdoganato ed anzi abusato nella vita di tutti i giorni da molti di noi (non facciamo i finti edulcorati) potete sempre decidere di non andare al cinema.

I 2 Soliti Idioti riprende la storia di Ruggero e Gianluca dalle nozze interrotte con la tanto vituperata Fabiana e intorno alla proverbiale dicotomia tra i due membri della famiglia De Ceglie costruisce un’ora e mezza di gag e situazioni paradossali nella quale i due attori e sceneggiatori costruiscono, spesso a braccio, un semplice impianto narrativo nel quale riescono ad inserire di volta in volta alcuni degli altri personaggi da loro inventati.

Braccato dalla mafia russa e dalla Guardia di Finanza, Ruggero coinvolgerà nuovamente il figlio nell’improbabile tentativo di “cadere ancora una volta in piedi” e di salvare il suo impero economico basato sul Wurstel venduto ai baracchini fuori dagli stadi. Ulteriore ostacolo alla sua ricerca disperata di liquidità sarà il suocero, emblema del rigore e del rispetto delle regole, interpretato per l’occasione dal grande Teo Teocoli, che si cimenta in una maschera di Montiana memoria che ben si contrappone al padre disonesto e arrivista.

Forse un giorno anche questo tipo di cinema sarà rivalutato e la smetteremo di nasconderci ipocritamente dietro il niet a prodotti confezionati senza la pretesa di aspirare al rango di grande commedia all’italiana. I personaggi che vediamo sul grande schermo sono spesso lo specchio o la parodia di una realtà che a volte supera l’immaginazione. Almeno in questo i due ideatori non si professano come i moderni Sordi e Totò, ma semplicemente cassa amplificatrice di un esistente con cui facciamo i conti tutti i giorni, dal quale bisogna però scindere un discorso pedagogico.

Un film non educa una generazione di giovani al trash solo perché lo rappresenta sul grande schermo. Il compito, assai più difficile è demandato ad altre componenti. Un film riesce nel suo intento quando raggiunge lo scopo dichiarato: far ridere. E qui, al meno a giudicare dalla risposta vista in sala, il risultato è quello sperato.

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Onnivoro cinematografico e televisivo, imdb come vangelo e la regia come alta aspirazione.
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