La parte degli angeli: conferenza stampa

AL QUATTRO FONTANE L’INCONTRO CON KEN LOACH 

Il dibatto si è aperto sulla polemica che ha interessato il Festival di  Torino appena trascorso, al quale Ken Loach ha deciso di non prendere parte per aderire a una protesta avviata dai lavoratori del Museo Nazionale del Cinema: “Mi ha rammaricato quello che è successo a Torino, è importante ricevere un premio e mi è dispiaciuto non poterlo accettare ma c’era una questione di principio tra noi e riguardava l’esternalizzazione del lavoro al Museo”.

Come illustra Loach, il 10 agosto scorso i direttori del Festival gli hanno scritto una mail in cui condividevano le sue preoccupazioni sui lavoratori del museo del cinema, dicendo che avrebbero fatto tutto il possibile per trovare una condizione ragionevole per i lavoratori.

La questione è stata sollevata in estate, i lavoratori esternalizzati avevano dei salari estremamente bassi e oltre ai tagli cinque dei lavoratori sono stati licenziati. Loach prende le distanze dicendo che “La differenza principale tra la posizione del Museo e la mia è questa: secondo la mia posizione il datore di lavoro ha uan responsabilità verso i lavoratori, anche quelli esternalizzati quindi quando c’è un licenziamento ingiusto la tua responsabilità è diretta nei suoi confronti. Il direttore del museo non è d’accordo, poiché non può essere ritenuto responsabile per il comportamento di terze parti“.
Poi aggiunge: “Mi è dispiaciuto che mi abbiano dato del megalomane o che non volevo incontrare i lavoratori.
Io ci sarei andato al Festival a presentare il film ma hanno ritirato l’invito. Il vero problema, tuttavia è che in un periodo di disoccupazione come questo ci siano persone che perdano il lavoro”.

Si è poi tentato un collegamento telefonico con lo sceneggiatore Paul Laverty, purtroppo saltato.  

La parte degli angeli è un film più leggero rispetto ad altri lavori precedenti, si cerca di sorridere. “Volevamo anche raccontare una storia su persone in Europa che non hanno né lavoro né futuro. Abbiamo pensato che la maniera migliore fosse vedere il complesso del  loro personaggio perché le persone hanno ironia, energie, idee. Cercavamo una storia in cui poter vivere con loro e non vederli come semplici vittime.” Paul Lavey ha avuto L’idea di includere nella trama il wisky, bevanda scozzese per antonomasia, che molti giovani non bevono perchè è molto costoso.
“Abbiamo visto un lato comico nel rapporto tra i ragazzi di Glasgow e i conoscitori che usano questo linguaggio sofisticato.Potevamo coivolgere il pubblico rispetto all’aspetto tragico della storia attraverso il lato ironico. E’ nostra esperienza che le avversità producano commedia e anche nelle circostanze più disperate le persone trovano motivo di vivere”.

Anche nella carriera di Loach ci sono stati molti momenti difficili, soprattutto negli anni Ottanta, “quando è arrivata Margaret Thatcher” e non sapeva come rispondere alla crisi del paese dal punto di vista cinematografico: “In quel periodo ho pensato a fare dei documentari legati a questioni politiche, circa sei, quattro sono stati banditi. Mi sono fatto una brutta reputazione di uno che non veniva trasmesso.”

La parte degli angeli mescola attori professionisti con attori presi dalla strada e da realtà molto vicine a quelle che il film racconta.
Il problema più grosso era trovare degli attori adatti, ad esempio, Paul nella parte di Robbie ha avuto un’infanzia molto difficile, ma ha gran talento, il ragazzo che interpeta Albert lavora nella nettezza urbana di Glasgow, ci sono anche attori con grande esperienza: “Noi trattiamo tutti allo stesso modo, siamo una squadra. Tutti abbiano la stessa qualità di lavoro”, gli attori possono portare la loro creatività e possono sorprendere, una maniera molto appassionante di lavorare”. 

Il film si apre su Albert che finisce sdraiato sulle rotaie della metropolitana, la maggior parte delle scene sono scritte da Paul, che era un avvocato e ha lavorato in tribunali come quelli. “Sono delle nostre invenzioni – dice – ma è tipico di quello che succede“.

Il regista batte di nuovo sulla questione di rivedere il sistema economico: “Stiamo togliendo tutti gli elementi della società che la rendono civile”.
Per lui la causa è nelle multinazionali, che incentivando il capitalismo, incrementano la disoccupazione:“Abbiamo bisogno di un nuovo motore, di un nuovo piano, di un nuovo modello economico”.

Ken Loach, in chiusura, sostiene che “I sentimenti sono le molle che ci fanno agire e la più importante è la solidarietà ma non è la sola sufficiente perché nel mondo abbiamo bisogno anche di organizzazione – servono tre parole chiave: “Agitare, Educare, Organizzare“.

Maria Teresa Limosa

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