Cloud atlas: recensione film

I FRATELLI WACHOWSKI INSIEME A TOM TYKWER REALIZZANO UNA FILM COLOSSALE, SEMPLICE E MERAVIGLIOSO  

GENERE: fantasy

DATA DI USCITA: 10 gennaio 2013

La dinastia di sangue unisce spazio e tempo. Attraverso il cielo, guardando nuvole e stelle possiamo costruire il nostro Atlante personale, vedere passato, presente e futuro dell’umanità e nel suo lungo percorso interpretarne i diversi segni. Con queste premesse i fratelli Wachowski, insieme a Tom Tykwer, realizzano Cloud Atlas e si concentrano su alcune differenti epoche storiche per raccontarne il legame invisibile che unisce i suoi inconsapevoli protagonisti.

Tom Hanks, Halle Berry, Jim Broadbent, Jim Sturgess e Hugo Weaving tra gli altri, versione multiforme, in grado di regalarci performance credibili sotto punti di vista diversi, con alter ego plurimi e sotto un pesante strato di trucco che li ringiovanisce o invecchia a seconda dello splendido montaggio. Ciascuno una caricatura esasperata di un dualismo umano, antico come il mondo, bene e male, avidità e generosità, meschinità e coraggio. Il tutto per unire sei episodi in un solo respiro, i quali, lontani dall’epica che si vuol tramandare, puntano ad una saggia semplicità che dona speranza e scalda il cuore.  

Cloud Atlas vuol essere un maestoso  racconto corale che unisce persone distanti attraverso il succedersi di eventi naturali e artificiali che sono legati all’evoluzione del nostro pianeta, o alla sua storia se così la vogliamo chiamare, affrontando con onestà intellettuale un script che tratta fantascienza, film in costume, orrore e romanticismo con la stessa sensibilità con cui si potrebbe narrare un documentario.

Quasi tre ore che non pesano, anzi regalano a chi osserva momenti di altissimo cinema, a tratti furbetto e con qualche difettuccio nel collante generale, ma sicuramente una delle migliori opere in circolazioni da parecchio tempo a questa parte. Il girato a 4 mani (o a sei, se consideriamo entrambi i fratelli autori) ne aiuta non poco lo scorrimento, poiché ognuno è stato abile con il suo stile personale a sottolineare i momenti salienti delle varie storie, unite da un unico filo conduttore e incentrate sulla figura sempreterna del prode Hanks, capace di reinventarsi con classe in ruoli al di fuori del suo immaginario.

E con l’attrice sudcoreana Doona Bae (magnifica nel suo ruolo chiave) come trait d’union esemplare per raccordare l’intero film e personaggio-monito per lanciare quel messaggio di ottimismo inserito quale sottotesto in una visione catastrofista del mondo. Una realtà “alternativa” che regala emozioni contrastanti e in cui la fiducia non viene mai smarrita. Perché spazio e tempo giocheranno sempre dalla nostra parte.  

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