Django unchained: tarantino e il cast nella capitale

LE PAROLE DEL REGISTA E DEGLI INTERPRETI, LE IMMAGINI E DUE INEDITI SPOT TV PER CELEBRARE QUESTO ”DJANGO DAY” TUTTO ITALIANO

Venti minuti di ritardo, la notizia che i media sono stati lasciati fuori dalla serata speciale di stasera in cui Il Festival Internazionale del Cinema di Roma premierà Quentin Tarantino non hanno comunque scoraggiato i numerosi giornalisti che all’ingresso sul palco del regista, Jamie Foxx, Christoph Waltz, Kerry Washington, Samuel L. Jackson e anche il nostro Franco Nero, nella capitale per la presentazione dell’ultimo attesissimo lavoro del regista che sarà nelle sale a partire dal prossimo 17 gennaio, hanno applaudito calorosamente.

La conferenza stampa viene aperta dallo stesso cineasta che ammette “Amo il genere western in tutte le sue forme, da quello classico americano alle varie varianti europee, ma lo spaghetti western è sempre stato il mio preferito, per questo mi ci sono ispirato per Django Unchained,” ha esordito Tarantino. “Mi piace perché lo ritengo quello cinematograficamente più completo, con l’uso del surrealismo, con le musiche che per la prima volta dettavano il montaggio, per il senso della regia: quindi ho sempre saputo che se avessi fatto un western sarebbe stato di quel tipo.” Alla domanda sul perché, allora, abbia aspettato tanto tempo per girare un lungometraggio di genere, Tarantino risponde: “la storia si è presentata quando i tempi sono stati maturi” e continua dicendo “quando comincio a scrivere una sceneggiatura ho bene in mente chi sono i miei personaggi, e alcuni snodi narrativi, ma non so e non voglio sapere tutto. La storia si crea mentre la scrivo, divento come un magnete che attrae cose nell’aria, intorno a me.”

Le domande vengono poste anche agli altri artisti seduti sul palco ma nel momento in cui viene chiesto come i protagonisti possano aver contribuito creativamente ai dialoghi e alle situazioni del film. È stato allora che Tarantino, per la prima volta, ha freddato la platea, pur col sorriso stampato sul volto: “ la maggior parte degli attori non vengono a lavorare con me per cambiare i dialoghi. Di solito vengono per recitare esattamente quello che scrivo. A parte, a volte, Sam.” Poi Samuel L. Jackson prende la palla al balzo e racconta “amo le lunghe prove che richiedono i film di Tarantino perché si scoprono un sacco di cose, prendi un grande ritmo creativo con tutti i tuoi colleghi, è quasi un processo musicale. E mi piace capire in quella sede lì quanto del mio bagaglio personale posso poi portare nella lavorazione del film. Sul set poi l’atmosfera è così fantastica aperta e creativa che si sta davvero benissimo. I set sono il posto dove mi trovo meglio al mondo, e quelli di Quentin sono i miei preferiti tra tutti.”

Viene toccato poi anche il dolente tasto delle critiche di Spike Lee al film che oltre ad essere un western racconta lo schiavismo negli Stati Uniti ma Jamie Foxx taglia corto “non sprecherei tempo per parlare di Spike Lee. Tutti coloro che siedono a questo tavolo con me sono dotati di un incredibile talento e quando ho avuto di fronte l’occasione di lavorare  con Quentin Tarantino, e di recitare con attori di questo calibro, non avrei potuto mai rifiutare. C’è sempre stato un senso di gruppo e di famiglia fra di noi, di legame forte, ed eravamo pronti a difendere il film da ogni critica.”

Ma la miglior risposta la da Tarantino sul finale dicendo che, in futuro, potrebbe ancora raccontare degli eroi afroamericani: “potrei fare questo film sullo sbarco in Normandia visto attraverso gli occhi di un plotone di soldati neri. Ho già scritto metà del copione, quando pensavo che Bastardi senza gloria sarebbe stato un kolossal di 6 ore. È la storia di questo plotone di afroamericani che non hanno partecipato allo sbarco, ma sono arrivati il giorno dopo, col compito di raccogliere i cadaveri dei defunti e farli seppellire ai prigionieri tedeschi. Solo che, dato che le alte sfere militari non si fidavano di loro, avevano fucili caricati a salve e non con pallottole vere.” Progetto difficile e interessante. Ora dobbiamo solo aspettare che il geniale regista abbia voglia di raccontarla.

 

 

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Fiera, sommessa, repentina e breve. Anima d'annata ma anche editor e talent scout.
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