La scoperta dell’alba: incontro con susanna nicchiarelli

LA REGISTA DE “LA SCOPERTA DELL’ALBA”, CON MARGHERITA BUY, CI PARLA DEL SUO PROGETTO FORTEMENTE PERSONALE, TRA RICOSTRUZIONE STORICA E SCI-FI

Susanna Nicchiarelli all’incontro che si è tenuto con la stampa romana si è presentata proprio come il personaggio che interpreta nel suo secondo lungometraggio, La scoperta dell’alba: scombinata, esaltata e caratterizzata da quel misto di stravaganza e simpatia che non puo’ che conquistare, visto il paesaggio dei registi italiani, di solito depressi e laconici, come per darsi mille arie. La trentasettenne regista non è affatto come migliaia di suoi colleghi e anche il suo ultimo film spicca per la sua originalità rispetto ad altri titoli italiani che sprofondano sotto il peso delle loro ambizioni: la pellicola riguarda una donna che riesce a parlare con la ‘se stessa’ del passato proprio pochi giorni prima che il padre scomparve, rapito dalle brigate rosse e mai più ritrovato. Di seguito le parole della coraggiosa regista, che tra le sue influenze ha citato ET, Cocoon e i film di M. Night Shyamalan. Una fantascienza seria a cui anche La scoperta dell’alba vuole appartenere. Riguardo la genesi del suo progetto ci dice…

Stavo cercando da tempo un soggetto con un elemento fantastico: l’idea del viaggio del tempo in particolare mi attirava molto. Già con Cosmonauta avevo ricostruito una storia svolta nel passato e dunque l’idea di un viaggio a ritroso nel tempo mi divertiva, ma non avevo ancora una storia buona, finché non arrivò nelle mie mani questo libro (con lo stesso nome del film, scritto da Walter Veltroni, ndr). Il fatto che sia un romanzo che ha venduto tanto, ovviamente mi ha aiutato anche a convincere i produttori. Ma in realtà in Italia un film di fantascienza è qualcosa di impensabile.”

A questo punto sorge spontanea una domanda: cos’ha il libro di Veltroni in più rispetto ad altri titoli sul medesimo argomento?

Il libro parte da un’idea narrativa molto forte, anche se ci ho dovuto lavorare parecchio per trasformarla in film. Il libro è soprattutto un dialogo telefonico, non facile da adattare per il grande schermo. Ma l’elemento del rapporto col ricordo è molto forte e la svolta finale del racconto da’ un senso più profondo al tutto, uno spessore universale che lega la storia alla comprensione del ruolo storico dei genitori. C’è nel libro e nel film anche un discorso sugli anni di piombo filtrato attraverso un’esperienza privata.”

Anche nel precedente Cosmonauta c’era il racconto di un adolescente a contatto con la Storia,  alla fine degli anni ’50, in piena Guerra Fredda. Qui sembra che le ambizioni si siano alzate vista l’originalità della narrazione che prosegue tra presente e passato, attraverso il racconto appassionante di una donna forte e determinata a cambiare il corso degli eventi.

“Il lavoro grosso sul libro è stato anche renderlo mio. Appartengo a una generazione diversa rispetto a quella di Veltroni e ho dovuto immaginare l’intera storia dal mio punto di vista. Ho ritardato per questo motivo il momento della telefonata, datata nel libro nel 77, anno di cui non ho ricordi, nell’81, in quel momento di passaggio dagli anni di piombo ai veri anni ’80. Era come se due cose coesistessero: si sparava, ma in tv impazzavano i video musicali, c’erano gli attentati, ma le donne ballavano spensierate l’aerobica. Era un momento di passaggio a quella che secondo me è stata una rimozione forzata delle tragedie passate: c’era dunque la tristezza del mondo dei grandi e il colore e l’allegria di questo nuovo mondo che stava emergendo. “

“Ho cambiato poi il sesso della protagonista, non solo per identificarmi di più, ma anche per rendere un po’ più originale la storia: storie di viaggi nel tempo non capitano mai alle donne nei film. E al momento stesso volevo parlare di una donna fidanzata senza figlia, come molte persone reali, di cui il cinema contemporaneo non parla molto.”

“Il fatto di essere io presente anche co-protagonista mi ha dato inoltre possibilità di ricostruire il passato come l’ho vissuto, a partire dalla scenografia e da determinate situazioni. La bambina messa di fronte al televisore a un certo punto ero proprio io: difatti anche la stessa scelta del video musicale di Video Killed the Radio Stars era esemplare. L’attenzione ai dettagli deriva anche dal fatto che io parti intere del film le avevo vissute, anche se ho chiesto pure a Margherita Buy di contribuire a costruire il passato del suo personaggio.”

“Quanto alle fonti di ispirazione, m’hanno aiutato molto i film con cui sono cresciuta io negli anni ’80, fantastici, ma anche realistici. I vecchietti di Cocoon ad esempio funzionano perché sono veri, così come i bambini di ET. Gli americani in questo sono bravissimi: creano un contesto sociale reale con cui è possibile entrare in empatia, poi ci aggiungono il surreale e l’ironia, elemento che ho cercato di replicare anch’io. Anche i film di Shyamalan sono stati una costante ispirazione: lo stesso E venne il giorno è pieno di questi momenti umoristici, quando per esempio il protagonista parla con una pianta, facendo morire dal ridere lo spettatore.”

“Veltroni invece non si è inserito nel processo creativo di adattamento. Anzi, ci siamo visti una volta e lui che aveva visto Cosmonauta m’aveva detto che il film doveva essere il mio. Alla fine è arrivato in sala di montaggio e ha sussurrato “Bellissimo”, profondamente colpito”.

La regista chiude l’intervista con un sorriso e conclude che nel futuro forse riuscirà a fare una commedia sentimentale di struttura classica. Visto il livello medio dei titoli di questo genere in Italia, ci auguriamo che una regista originale e simpatica come la Nicchiarelli possa dare una svolta a un racconto canonico, impreziosendolo con un’idea di regia forte, così come ha fatto per La scoperta dell’alba

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