L’odio: recensione film retrÒ

MATHIEU KASSOVITZ CON CASSEL ESALTA L’INTOLLERANZA DELLA BANLIEU

Odio coloro che prendono le scale mobili ed aspettano di arrivare al piano invece che continuare a salire le scale

Mathieu Kassovitz ci riporta nuda e cruda la realtà della “Banlieu” parigina, periferia della capitale francese, orgia insensata di testosterone, violenza e perenne spina nel fianco del governo transalpino. Libertè, Egalitè, Fraternitè.

Per quanti e quali persone sia previsto questo principio cardine della democrazia francese, non è dato saperlo. Quel che è certo, è che la società multirazziale di cui vanno fieri i nostri cugini non sempre presenta risultati empirici del loro principio democratico, ma ben più spesso causa  follia collettiva che sfocia in rivolte violente.

L’Odio ( 1995 ) segna la ribalta cinematografica del giovane regista Kassovitz e del talento viscerale e nervoso di Vincent Cassel, porta lo spettatore a seguire un film in bianco e nero, con poco ritmo, dialoghi semplici e a tratti tarantiniani, dall’inizio alla fine, curioso di vedere dove la spirale di violenza latente potrà sfociare.

La violenza striscia sotto il tappeto dell’indifferenza borghese, pronta a spuntare fuori non appena gli si mostra il fianco, la violenza è la strada scelta dai tre protagonisti (caucasica, africana centrale e africana nordorientale le razze coinvolte) per perpetuare le loro rivalse, Cassel è il vendicatore con un’arma della polizia in mano, trafugata durante uno dei tanti scontri di quegli anni nella Banlieu tra forze dell’ordine e bande.

Quell’arma verrà alzata più volte ad altezza d’uomo da Vin, ma non sparerà mai alcun colpo. Perché in fondo Vin è vittima di una spirale di miseria di cui segue i codici, ma non ne metabolizza l’istinto, semplicemente… non è in grado di sparare ad un altro uomo. Quell’arma la cede paradossalmente al suo amico più “saggio”, quello che lo criticava anche per il solo portarla in giro, colui che premerà poi il grilletto senza tremare nella scena finale.

È questo il senso che ci regala Kassovitz, chi è colpevole e chi è innocente? Chi ha il coraggio di dichiararsi colpevole e pronto alla redenzione e chi invece strillerà ipocritamente la propria innocenza? Chi è bianco, chi nero, dove sono fratellanza, uguaglianza e libertà?

Probabilmente non ha senso rispondere, ma L’Odio calca l’accento su ogni singola domanda. 

ALESSANDRO VALENTI 

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