Quattro notti di uno straniero: recensione film

UN UOMO, UNA DONNA. IL BIANCO, IL NERO

Quattro notti di uno straniero locandinaGENERE: bianco e nero

DATA DI USCITA: 14 febbraio 2013

VOTO: 2.5 su 5

Alla scia delle opere di un tempo in bianco e nero e mute, si rifà Fabrizio Ferraro per il suo ultimo lavoro. Il suo Quattro notti di uno straniero è il secondo e ultimo capitolo di un dittico che va ad indagare il contatto umano non ancora avvenuto, preceduto da Penultimo Paesaggio. La sua è infatti un’opera per i sensi, non il classico prodotto cinematografico che siamo ormai abituati a vedere.

Protagonista del film è infatti il silenzio, il non detto. Tutto, o quasi, è lasciato all’immaginazione. Un uomo e una donna si incontrano e vagano per le strade di una Parigi più romantica che mai, senza dirsi neanche una parola. “Perché mi segui?” – “Non possiamo più vederci” sono le frasi che aprono e chiudono la sceneggiatura: nel mezzo, qualche mini conversazione che aiuta lo spettatore a capire cosa sta accadendo. Ciò che ne viene fuori è l’impossibilità di capirsi dell’uomo, il vivere la vita vicini senza però comprendersi mai a fondo.

Vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero” scrive Paolo Giordano ne La Solitudine dei numeri primi. Questo è anche quello che sembra volerci dire il regista.

Non è un film facile quello di Ferraro. La lentezza e la quasi totale assenza di dialoghi fa sentire l’ora e mezza di durata. “Il cinema deve evadere dal testo, che è un gabbia, e penso che debba riconsiderarsi come progetto ottico ed estetico”, afferma il regista in conferenza stampa. Sicuramente è riuscito nel suo intento, ma forse è il pubblico quello che ormai non è più abituato.

Dall’eccezionale fotografia, Quattro notti di un straniero è un omaggio alla città più poetica al mondo. È un omaggio anche alla musica, all’importanza del suono nell’effetto visivo. Ma soprattutto, è un omaggio alla letteratura, dato che è ispirato a Notti Bianche di Dostoevskij.

 

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"Il cinema non è solo un'esperienza linguistica ma, proprio in quanto ricerca linguistica, è un'esperienza filosofica".
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