Albertone il grande: conferenza stampa

CARLO E LUCA PARLANO DEL DOCUMENTARIO SU SORDI

Per raccontare un personaggio immenso come Alberto Sordi, c’è voluto tutto il talento e l’esperienza di Carlo Verdone suo fratello Luca. Per presentare il documentario Abertone Il Grande, i due registi hanno parlato alla conferenza stampa di anteprima, del progetto dedicato alla memoria di Alberto Sordi. I due hanno voluto dedicare un ringraziamento speciale anche per Aurelia, sorella di Albertone, che per la prima volta ha aperto la porta della casa di Via della Zoccolette alle telecamere.  L’idea di fondo era quella di concepire un prodotto didattico da portare nelle scuole, affinché le generazioni future non dimentichino una delle figure più importanti del cinema italiano come Alberto Sordi. 

Carlo, ritieni che uno come Alberto Sordi noi italiani ce lo siamo meritati? 

C. Verdone: Per quanto riguarda Alberto Sordi c’è la necessità di ragionare da storici e capire il fenomeno. Si tratta di un uomo e di un attore italiano che grazie ai suoi innumerevoli tic e difetti, al suo grande cuore ma anche al suo considerevole cinismo (perché in questa sua duplicità lui aveva di fatto una sorta di bipolarità) ha letteralmente incarnato un certo DNA non solo della cultura romana ma di quella italiana tout court. La sua fortuna, in fin dei conti, è stata quella di riuscire a intercettare con estremo intuito quei quattro-cinque elementi caratteristici di questo paese. Era un uomo simpatico anche (e soprattutto) nella rappresentazione delle nefandezze, ed è per questo che è stato sempre molto imitato. Poi era splendido nel tratteggiare la superficialità, come dimostra magistralmente ne Il medico della mutua (di Luigi Zampa, 1968 n.d.r) , forse uno dei suoi film più rappresentativi. 

La passeggiata in casa di Sordi ricorda un po’ quella in casa dei tuoi genitori. Si tratta di un ricorrente sguardo nostalgico al passato? 
C. Verdone: Ho camminato nel passato perché mi piace molto ripercorrere la nostalgia di ciò che è stato. Inoltre sono stato estremamente sincero e genuino perché sapevo quello che dovevo raccontare. Se avessi recitato un ruolo, il documentario sarebbe diventato didascalico e freddo, invece qui ho cercato di avere sempre un tono di voce sincero e naturale, un tono che veicoli il rispetto per un luogo che ritengo sacro (alla stregua della mia storica casa) perché custode di tanti, importanti ricordi. Di Alberto ho voluto raccontare l’uomo rigoroso e abitudinario, quasi di un ordine maniacale. Ed è sorprendente osservare come egli fosse così tanto trasgressivo e sopra le righe se visto dall’esterno, quanto silenzioso e quasi austero tra le mura di casa sua, un luogo dove prima di tutto regnava il rigore. Per esempio durante la scena delle giacche (quando Carlo Verdonemostra le tre giacche più indossate del guardaroba di Sordi, che sono ancora rigorosamente appese nel suo armadio, n.d.r) mi sono molto commosso e ho rivisto quei colori che hanno saputo riportare in vita Alberto. Quello è stato un momento che mi ha colpito molto. 

Perché avete sentito la necessità di girare questo documentario? È stato complicato realizzarlo? 
C. Verdone: Con i tempi che corrono si sente sempre di più l’esigenza di omaggiare un passato del cinema italiano dignitoso e bello. Dai tempi di quando il cinema era ancora solo pellicola sono cambiate molte cose, e sembra quasi che si sia persa un po’ di poesia. Noi abbiamo cercato di mettere in piedi in primis un’opera didattica che racconta un grande attore delle commedia all’italiana fortemente rappresentativo del dna italiano e che incarna aspetti culturali e sociali che fanno parte di tutto noi, nel bene e nel male. C’è del cinismo e della cattiveria nella maschera sordiana, ma si tratta di una commistione artistica di per sé amabile e irripetibile. Noi vogliamo che questo documentario faccia il giro dei luoghi di cultura e soprattutto della scuole, perché credo sia fondamentale dal punto di vista didattico ed educativo che negli ambienti scolastici si cominci a imporre un contatto con la cultura cinematografica (soprattutto quella imponente del nostro passato) e che si crei nelle giovani generazioni una capacità critica. 
L. Verdone: sottoscrivo le parole di Carlo e poi ci tengo a dire che credo seriamente che ci sia bisogno di tuffarsi nel passato per costruire il cinema del futuro.

 

Carlo concordi nel dire che forse Alberto Sordi è stato davvero molto (troppo?) imitato, un po’ in tutte le sfere e non solo quella cinematografica? 

C. Verdone: Sì, ed è proprio questo ingente processo imitativo cui Sordi ha dato vita che ti fa capire la sua grandezza. Anche io nel mio piccolo ho voluto inserire in Gallo cedrone (1998, n.d.r.) il personaggio del trasformista mitomane che si rifaceva fortemente a personaggi sordiani. Quel film conteneva tanti elementi tipici della politica di oggi sul come ingannare gli elettori proponendo follie come ad esempio l’idea di “asfaltare il tevere”. Ma erano battute che un tempo si potevano fare perché grottesche, invece una certa politica di oggi ha messo in seria difficoltà il nostro essere comici perché ci ha, di fatto, scavalcati. È impossibile arrivare a quel tipo di cinismo perché la realtà supera di gran lunga la nostra creatività, quindi a mio avviso oggi la politica nella commedia è un argomento da scartare, a meno che non si adotti un punto di vista davvero innovativo e interessante per parlarne. Ma poi la gente è stanca di vedere politici, del loro presenzialismo, ha voglia invece di vedere qualcosa di nuovo. 

Ritieni che ci fosse maggiore sincerità nelle maschere di sordi? 
C. VerdoneSordi era basilare e superficiale ma sorprendentemente efficace nel suo rappresentare certe aberrazioni, certi paradossi. Oggi siamo in un periodo per certi aspetti davvero drammatico, ci sono decine e decine di partiti ma nessuno vuole perdere (nel suo grande, o piccolo che sia) il potere. Quello che secondo me è più evidente e più triste e che non c’è alcuna nozione di futuro, si tenta sempre solo di trasformare il presente senza voler andare oltre. Poi mi sconforta vedere come siano sempre le stesse vecchie ‘cose’ a catalizzare l’attenzione. Come Sanremo ad esempio che in questi giorni sembra essere l’unico argomento di conversazione quando invece il Paese è seriamente afflitto da tante questioni molto spinose che meriterebbero molto più spazio. 

Mia figlia ha 13 anni e non conosce Sordi e io ho notato che da quando è morto anche la Rai sembra aver quasi eliminato la programmazione dei suoi film. Come mai secondo te? 
C. Verdone: Mah oramai è come se si chiudesse un libro e si andasse avanti senza sapere nulla del passato. Ma il problema è che se non si conosce e si comprende il passato difficilmente si potrà comprendere il presente o affrontare il futuro. Nel fatto comunque di educare i giovani a un certo cinema credo comunque che sia fondamentale il ruolo dei genitori, è da loro che deve partire quello slancio di curiosità che può farli interessare a qualcosa che sembra superato ma, in realtà, non lo è affatto. La Rai purtroppo è legata a meccanismi commerciali e a ritorni pubblicitari che la programmazione di un film di Sordi non può garantire, ma oggi se uno vuole è possibile recuperare quei film sui canali dedicati, più classici. E in questo senso comunque torno a ripetere che sia necessario inserire un programma di ‘visione di film classici’ nella scuole, in maniera che si possa così stimolare il confronto con un altro periodo storico. 

Avete avuto problemi a reperire il materiale per il documentario, e poi c’è stato qualcosa su Sordi che avreste voluto raccontare ma che non siete riusciti a fare? 
C. Verdone: Per quanto riguarda la gestione delle autorizzazioni e del materiale: sì, abbiamo avuto molte difficoltà, ma grazie a Medusa prima e agli altri poi siamo stati molto aiutati. Sì, in realtà c’era un aneddoto che avrei voluto molto raccontare ma che poi non ho fatto, ed era l’aneddoto sulle ‘domande sul passato’. Quando eravamo a Punta Ala per girare In viaggio con papà (Alberto Sordi, 1982 n.d.r.) ogni sera Sordi mi chiedeva di fargli delle domande sul passato, in particolare sui suoi film (specie&nb
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