Berlinale 2013: harmony lessons-recensione film

IL LUNGOMETRAGGIO D’ESORDIO DEL KAZAKO EMIR BAIGAZIN

La conservazione delle differenze e variazioni individuali favorevoli e la distruzione di quelle nocive sono state da me chiamate “selezione naturale” o “sopravvivenza del più adatto”: così Darwin iniziava l’esposizione della sua legge e nel film d’esordio di Emir Baigazin di questo concetto c’è moltissimo.

Il più forte è quello che sopravvive e come soggetto preso ad esempio dal cineasta c’è un ragazzo vittima di bullismo che cova nel silenzio la vendetta, ma non solo: la teoria che vede il migliore come vincitore è anche in ogni personaggio che contorna il fulcro della storia e in molti simboli, a volte banalmente e in maniera poco funzionale al racconto, come in una delle scene d’apertura che mostra la macellazione di una pecora.

Il lavoro di Baigazin ha una fotografia molto patinata ma che non infastidisce essendo in netto contrasto con il surrealismo di alcune scene e con l’ironia, anche ben costruita, di alcune parti del film. Quello che manca al regista, però, è il dono della sintesi che non rende d’impatto l’intero lavoro ma solo parte di esso.

Furbo ma poco comprensibile è poi il suo scivolare molte volte sul concetto della colpa che in questo caso è molto più simile a quello del piangere sul latte versato.

Tutto sommato però Harmony Lessons è una buona opera prima di un regista che potrebbe anche far parlare a lungo di sé.

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Fiera, sommessa, repentina e breve. Anima d'annata ma anche editor e talent scout.
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