Berlinale 2013: layla fourie

IN CONCORSO IL FILM DELLA REGISTA PIA MARAIS

“Là fuori è pieno di pazzi privi di etica che mentono senza problemi su qualunque cosa”. Questo dice il suo capo a Layla Fourie, protagonista dell’omonima pellicola presentata oggi in concorso alla Berlinale 63: Layla è una donna che fa la cameriera per sbarcare il lunario ma che ha anche fatto un corso per utilizzare la macchina della verità e ha un figlio piccolo che è costretta a portare con sé e che mentre guida di notte, a causa di un brutto sogno del bambino, si distrae e investe un uomo che a sua volta si era fermato perché aveva investito un babbuino. Prova a portarlo in ospedale ma l’uomo nel frattempo muore, prova a parlare con la polizia ma all’idea di essere arrestata e perdere suo figlio la voce le muore in gola. L’unica è disfarsi del cadavere in una discarica.

Comincia con questo incipit il film della regista olandese Pia Marais che prosegue con una sceneggiatura che tende a complicarsi in maniera un po’ inverosimile, forzando i rapporti tra Layla e il figlio della vittima, Eugene, dando vita a una serie di eventi ben poco plausibili e dei quali la regista non da in nessun modo spiegazione mettendo in scena così una pellicola caotica e difficile da seguire in cui alla fine tutti gli indizi si rivoltano contro la protagonista che, probabilmente, cambierà vita. Ma neanche questo piccolo particolare viene palesato dalla Marais che forse lo crede superfluo come superflua per lo spettatore è la visione di questo lungometraggio.

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