Cirque du soleil – mondi lontani 3d: recensione film

L’ADATTAMENTO CINEMATOGRAFICO NON RENDE LA SPETTACOLARITÀ DELLO SHOW

cirque du soleil locandinaGENERE: fantastico

DATA DI USCITA: 7 febbraio 2013

VOTO: 2.5 su 5

Show spettacolare, una meraviglia visiva. Un mix di arti tutto da gustarsi al cinema. Così c’eravamo immaginati Cirque du Soleil: mondi lontani 3D approdato sul grande schermo, ma così non è stato affatto. Le coreografie, i colori, la creatività dell’unico circo al mondo che non utilizza animali per le proprio performance, rendono bene anche nelle sale cinematografiche ma non in quel modo particolare che ci eravamo prospettati nell’immaginario mentale, anche dovuto al valore aggiunto che poteva apportare al film la resa tridimensionale.

Lo sviluppo della vicenda, adattata e girata da Andrew Adamson (Shrek, Le Cronache di Narnia) con la produzione di James Cameron, vede la ripresa di ben 7 spettacoli della compagnia circense in scena a Las Vegas. Il filone portante è una storia d’amore tra un ragazzo e una ragazza, i quali sguardi si incrociano durante una rappresentazione scenica. Lui, folgorato, sbaglia una presa e cade in un’altra dimensione. La ragazza lo insegue, ed inizia così un viaggio all’interno di mondi lontani e diversi tra loro, fantastici e magici.

Visionario, scenografico e fantasioso ma non spettacolare. Si notano gli innumerevoli richiami a Alice nel paese delle meraviglie e Fantasia. Purtroppo però, la percezione ottica non è l’unico parametro di giudizio dello spettatore. La forzatura della storia si sente nell’incoerenza visiva e narrativa dello svolgimento del film, anche troppo. Un vero peccato, perché la fisicità dei corpi che leggiadri si ergono nell’aria poteva essere uno spettacolo meraviglioso da godersi nella tridimensionalità.

È come se nella fretta di mettere insieme diverse rappresentazioni della compagnia, si siano dimenticati che stavano creando un’opera per il cinema, che aveva tutte le carte in regola per risultare un’opera dal monumentale impatto scenico.

 

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"Il cinema non è solo un'esperienza linguistica ma, proprio in quanto ricerca linguistica, è un'esperienza filosofica".
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