Gangster squad: recensione film

TANTA AZIONE E POCA ANIMA PER L’ULTIMO LAVORO DI RUBEN FLEISCHER

GENERE: thriller

DATA DI USCITA: 21 febbraio

Un grande senso di giustizia che pervade, privo di regole, nella Los Angeles del 1949 dove un gangster ha in mano tutto grazie al suo denaro che compra anche personaggi che dovrebbero essere incorruttibili: politici, giudici, poliziotti. Quel senso di giustizia fa nascere la LAPD (Los Angeles Police Departement) e apre una guerra contro il capo della malavita locale. Una guerra che deve puntare a bloccare tutti i canali di ricchezza del boss, segretamente. Non vi sarà gloria per i vincitori ma sul podio potrebbe salire l’onestà.

Su questa storia di basa Gangster Squad ultima pellicola del cineasta Ruben Fleischer il quale gira questo film puntando tutto sull’azione e entrando con la sua camera all’interno di sparatorie, inseguimenti con un amplio uso della tecnica slow motion.

Tantissimo il dinamismo e la meticolosità con cui Fleischer ci descrive e raid, colpi d’arma da fuoco, scene di lotta mettendo quasi in secondo piano il cast di questa pellicola che invece vanta nomi di tutto rispetto.

Sean Penn e Josh Brolin e Ryan Gosling sembrano essere di contorno a scene velocissime messe insieme da un montaggio che toglie il fiato. Una corsa di immagini e di avvenimenti che punta solo a fermare il male che Mickey Cohen, il gangster, mette in atto lasciando da parte tutto ciò che riguarda il disegno dei singoli personaggi.

Guardando questa pellicola si rimpiange un po’ Gli Intoccabili di Brian De Palma dove l’azione era ricolma di un anima che in questo film non c’è.

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Fiera, sommessa, repentina e breve. Anima d'annata ma anche editor e talent scout.
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