The summit: recensione film

UN DOCUMENTARIO SUL G8 SVELA NUOVI OSCURI RETROSCENA

the summit locandinaGENERE: documentario

DATA DI USCITA: 21 febbraio 2013

VOTO: 4 su 5

Siamo colpevoli, noi italiani, di aver la coscienza sporca. Siamo colpevoli di aver casi irrisolti, tanti. Siamo colpevoli di saperli li, e non pensarci minimamente. Il menefreghismo e la noncuranza vengono spodestati dall’interesse solo quando i media ne parlano: “arrivata la sentenza del caso Diaz”. Non è un segreto che spesso l’informazione venga manipolata dagli organi mediatici, e che l’opinione pubblica allo stesso tempo accetti di essere istruita, circa cosa accade nel mondo e sul proprio territorio, soltanto dalle loro notizie.

Fortunatamente persone come Franco Fracassi e Massimo Lauria pensano a realizzare lavori tramite i quali gli interessati possano documentarsi. Si sono occupati infatti, di girare The Summit – Genova: i 3 giorni della vergogna, un documentario che ricostruisce gli avvenimenti che hanno preceduto, caratterizzato e posticipato il G8 del 2001 tenutosi a Genova, servendosi di interviste e materiale di repertorio che gli permettesse di fornire un quadro generale di come si è arrivati a quella che passò alla storia come “la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale”. Sebbene l’argomento non sia nuovo al cinema, visto che l’anno scorso è arrivato nelle sale Diaz – don’t clean up this blood di Daniele Vicari, lo stile documentaristico coinvolge lo spettatore che si trova all’interno di un’inchiesta.

Le tante testimonianze raccolte dai registi offrono una prospettiva  inedita in quanto molte delle persone intervistate erano presenti a Genova nei tre giorni di fuoco, durante gli scontri e quando giunse la notizia del massacro avvenuto nella scuola Diaz. Giornalisti, manifestanti, poliziotti raccontano la loro versione dei fatti. Ma anche rappresentanti delle istituzioni. Il tutto per cercare di arrivare a capire come sia stato possibile un tale atto repressivo, atto che vede ‘giustizia’ nel luglio scorso dopo ben 12 anni di silenzio e incertezza.

Chiaramente, non è neutrale. Il film ci prova, ma la posizione dei due registi è forte, come lo è quella degli intervistati. Non si può rimanere imparziali sentendo determinate intercettazioni e versioni dei fatti descritte da persone ancora provate. Fatto sta che si esce dalla sala con tanti interrogativi aperti, e la voglia di una verità che forse non la sapremo mai. Un documentario del genere è importante, anche perché la curiosità è la forza motrice dell’uomo. Senza curiosità, l’uomo è un uomo vuoto.

 

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"Il cinema non è solo un'esperienza linguistica ma, proprio in quanto ricerca linguistica, è un'esperienza filosofica".
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