Treno di notte per lisbona: recensione film

DAL ROMANZO DI PASCAL MERCIER LA PIÙ BANALE DELLE TRASPOSIZIONI DI BILLE AUGUST

GENERE: drammatico

DATA DI USCITA: 18 aprile

Descrivere la vita come un viaggio in solitudine che trapassa il caso è già una cosa molto banale ma se gli scritti in questione si trovano nella giacca di una giovane ragazza (Mélanie Laurent) che viene salvata da un attempato professore (Jeremy Irons) le cui vicende si intersecano con quelle di una Lisbona, cupissima, ai tempi di Salazar la storia diviene del tutto insopportabile.

Ma purtroppo è anche questo che racconta, per poi sfociare in un incrocio di storie prive di spessore e che disperdono lo sguardo dello spettatore ovunque all’infuori del grande schermo, Bille August nel suo Treno per Lisbona trasposizione dell’omonimo romanzo di Pascal Mercier.

La costruzione dei personaggi palesa la finzione tanto da non abbracciare mai il pubblico, le frasi che il protagonista legge suonano come un salmo e non riescono mai a essere nuove nonostante il suo tono di voce in quel momento aumenti.

Un’opera costruita male e che non risulta mai verosimile a partire dai suoi interpreti fino ad arrivare alla sua fotografia piena di luci e ombre, dove le ombre non fanno altro che dare uno spunto per lasciarsi andare nell’incommensurabile noia di un lavoro che non ha neanche la dignità del compitino svolto con eccellenza che vorrebbe dare.

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Fiera, sommessa, repentina e breve. Anima d'annata ma anche editor e talent scout.
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