Girlfriend in a coma: recensione documentario

L’INGLESE BILL EMMOT RACCONTA, CON IRONIA, LA NOSTRA DORMIENTE ITALIA

La fidanzata in coma che da il titolo al documentario d’inchiesta firmato dall’inglese Bill Emmot e dall’italianissima Annalisa Piras non è altro che la nostra terra.

Senza aver nulla da invidiare ai lavori creati da grandi firme del documentario mondiale, quali ad esempio Michael Moore e Charles Ferguson, Girlfriend in a coma racconta infatti, con un’ironia tutta anglosassone, un distacco fondamentale che aiuta la lucidità della narrazione e una freschezza sostenuta anche dai pezzi degli Smiths e le animazioni di Phoebe Boswell, l’Italia.

L’inchiesta, divisa in atti che a loro volta sono suddivisi in capitoli inattaccabili sia dal punto di vista squisitamente estetico che da quello giornalistico, porta, passo dopo passo, al nocciolo fondamentale della questione: l’Italia soffre di una grave malattia chiamata Ignavia. Ed è l’ignavia stessa a dare vita ad altri gravi sintomi che propri della Mala Italia come la corruzione, la disoccupazione, una televisione fatta solo di culi e raccomandazioni, cittadini che si ammalano e muoiono per la fabbrica mal gestita.

Ma qualcosa di positivo c’è, per nostra fortuna. La Buona Italia, è un altro capitolo all’interno del film che va a raccontare un paese che lavora, che produce idee innovative e che mantiene un contatto sano e costruttivo con la realtà e con l’estero.

Senza schierarsi mai politicamente ma usando sempre uno sguardo vigile e curioso Girlfriend in a coma è un racconto oggettivo a ciò che accade all’interno di questa ragazza che si lascia vivere nella sua storia con la speranza che, prima o poi, si svegli.

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Fiera, sommessa, repentina e breve. Anima d'annata ma anche editor e talent scout.
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