Hugo Chavez: il cinema lo racconta

MORTO IERI SERA IL PRESIDENTE DEL VENEZUELA, FILM 4 LIFE NE PARLA ATTRAVERSO LA SETTIMA ARTE

Quando muore una figura come Hugo Chavez, la notizia in un secondo fa il giro del mondo. Stupore, è la prima sensazione. Considerazioni, vengono subito dopo. E così dopo lo sconcerto lasciato dall’Ansa, ecco che cominciano ad apparire i primi articoli, i primi commenti su cosa abbia rappresentato e come sia considerato il Presidente del Venezuela.

C’è chi lo ricorda come un dittatore spietato, chi come un salvatore. C’è chi scrive sul proprio blog “Oggi che il demonio Chávez è morto, è sotto gli occhi di chiunque abbia l’onestà intellettuale di ammetterlo cosa hanno rappresentato tre lustri di chavismo: pane, tetto e diritti” (Gerraro Carotenuto), e chi come Luigi Manglaviti twitta satiricamente “si è spento un leader populista, fallocrate, con il culto della propria persona. No, purtroppo non in Italia”.

Noi, invece, non ci esprimeremo in tal senso. Non siamo noi a dover giudicare ciò che Chavez ha fatto e non fatto nel corso dei suoi quattro mandati elettorali. Vogliamo offrirvi una prospettiva diversa, quella che ci compete: chi scrive vuole provare ad approfondire il discorso sulla sua figura, attraverso la settima arte. Come qualunque altra importante personalità, anche quello che viene chiamato l’allievo di Fidel Castro, è stato soggetto di vari documentari.

Cronologicamente parlando, il primo ad essere stato girato è ¿¡Revolución!? di Charles Gervais. Il giornalista canadese si è interessato alla sua identità in seguito alla terza rielezione a capo del paese latino-americano. Uscito nel 2006, Gervais focalizza l’attenzione nel suo documentario sulla rivoluzione messa in atto dal Presidente.

Solo un anno dopo, esce The War on Democracy di John Pilger, giornalista che nel corso della sua carriera si è spesso impegnato in progetti di critica contro la politica estera americana e inglese. Vincitore del premio One World Media Award nel 2008, il docu-film mostra infatti le relazioni che intercorrono tra gli Stati Uniti e i paesi dell’America Latina come Venezuela, Bolivia e Chile. Circa la repubblica Bolivariana si parla soprattutto del colpo di Stato del 2002, nel quale il popolo e le forze di opposizione tentarono di rovesciare il Presidente. “Il film parla di come il popolo si voglia liberare dalla schiavitù, intesa in senso moderno”, afferma Pilger.

Nel 2009, arriva A sud del confine (South of the Border), ovvero per ora ultimo documentario il cui obiettivo è fornire una visione a 360° del personaggio. Diretto dal premio Oscar Oliver Stone, l’opera sbarca a Venezia alla 66esima Mostra Internazionale d’Arte cinematografica. Siamo di fronte al lavoro cinematografico a lui dedicato più completo, poiché non solo ci racconta il suo carattere temprato e testardo, ma ci spiega anche come il fenomeno Chavez abbia portato alla rinascita del socialismo e del benessere nell’America del Sud.

Lo stesso Presidente giunse al Lido veneziano in occasione della proiezione durante la kermesse. Anche in questa situazione, i due lati, quelli che da sempre hanno contraddistinto la sua indole sono venuti fuori: con un seguito di ben 50 agenti di sicurezza – un numero iperbolico, no?! – ha comunque trovato il modo di parlare con le persone, ed è stato allo stesso tempo ben disposto nei confronti della stampa.

Dal punto di vista strettamente personale e politico, saranno i posteri a giudicare il suo lavoro. Perché solo con il tempo si possono verificare i risultati di certe scelte. Ma in fin dei conti, ciò che Chavez ha rappresentato, nel bene e nel male, quasi tutti lo sappiamo.

 

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"Il cinema non è solo un'esperienza linguistica ma, proprio in quanto ricerca linguistica, è un'esperienza filosofica".
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