La madre: recensione film

IL REGISTA E DEL TORO “ALLUNGANO” UN CORTO HORROR CON GRANDE PERIZIA, MA IL FINALE LATITA 

La madre spaventa, incute timore ai propri figli quando non si comportano come dovuto, li rincuora e li protegge dalle avversità in ogni altro momento. Ma chi è “madre”? Farebbero bene a chiederselo prima i protagonisti dell’interessante horror diretto dal regista Andres Muschietti, argentino dal nome pittoresco, ma dallo mano ferma con una camera in mano, specie nel dirigere una opera prima originariamente proveniente da un corto da lui stesso scritto.

Film diventato virale fino a destare l’attenzione di Guillermo Del Toro, che decide di far da produttore a questo giovane in rampa di lancio, che lo ricompensa con un film pulito e brillante, in termini di genere, specie nella prima parte assolutamente priva di clichè. Poi La madre fatica un po’ in quanto ad inventiva ad uscire dai canoni della prevedibilità, ma mostra buone cose nel caratterizzazione dei personaggi chiave e nel tema della connessione materna da far invidia a De Beers: un amore è per sempre.

Temi potenti, sobbalzi ad intervalli regolari, polso nelle situazioni più complicate, certo, come tutti gli horror degli ultimi 30 anni funziona più all’interno di uno spazio abitato, ma anche l’esperienza sovrannaturale nel bosco rivela una certa maestria che copre, a suon di colpi di scena e zoom iperbolici, le falle aperte da alcune crepe di sceneggiatura, l’ovvio che nel mistero non si pone come domanda.

Jessica Chastain versione rock ci piace quasi più che in Zero Dark Thirty, la sua presenza magnetica e la sua dura fragilità aggiungono la giusta pennellata ad un film che vuole regalare terrore, ma anche un’accennata riflessione su dolore e sacrificio, pur non riuscendoci fino in fondo. Mettersi in gioco per due bimbe abbandonate nella foresta e ritrovate vive e vegete dopo cinque anni, come sono sopravvissute, chi ha badato loro nel bel mezzo del nulla?

Il ritmo c’è, l’invenzione pure, con un pizzico di coraggio in più staremmo parlando di un classico. Invece ci limitiamo a ripeterne il nome, che nella memoria del cinema vale già qualcosa. Mamma. 

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