Un giorno devi andare: recensione film

GIORGIO DIRITTI DIRIGE JASMINE TRINCA IN UN VIAGGIO ALLA RICERCA DI SE STESSA, SULLE SPONDE DEL FIUME RIO

Genere: drammatico

Uscite in sala: 28 marzo 2013

Quando il dolore che cova dentro di sé non è più sostenibile, Augusta (Jasmine Trinca) decide di partire per un lungo viaggio, nella speranza di trovare conforto e consolazione. Raggiunge Suor Franca, un’amica della madre, sulle sponde del fiume Rio, guarda l’orizzonte e cerca le risposte al suo dolore e ai suoi fallimenti, nella fede, nello spirito e nelle immensità del paesaggio primordiale che trova di fronte a sé. Il suo percorso però è più complicato del previsto e solo il sorriso dei bambini, il calore umano e affettivo della comunità delle favelas, riuscirà a darle una nuova speranza.

Un giorno devi andare, unico film italiano selezionato alla scorso Sundance Film Festival, è un racconto itinerante in cui Giorgio Diritti (L’uomo che verrà) ci offre il suo personale punto di vista sul significato del viaggio come metafora di una riflessione esistenziale, di una ricerca interiore, che può condurti a mettere in discussione ogni elemento della vita passata, modificandone le priorità.

Augusta, dagli agi di una vita borghese, incontra una realtà differente, in cui l’uomo vive a stretto contatto con la madre terra e crescendo nella semplicità, resta puro, continuando a credere in quei valori morali della comunità, che noi, signori del benessere, abbiamo dimenticato. Nel nostro mondo, regna l’individualismo e proprio per questo e per la smodata ossessione di innovazioni tecnologiche, di ricerca del comfort assoluto, viviamo oggi una solitudine esistenziale impossibile da combattere. Una restaurata pace interiore è possibile se e solo se l’uomo torna a capire quali sono i valori semplici della vita; Augusta, infatti, lo scopre andando al di là del mondo, tra questi uomini, donne e bambini che ogni giorno lottano per sopravvivere, sempre con il sorriso stampato sulle labbra, con una gioia di vivere che seduce chi la osserva.

Grazie ad una regia impeccabile a metà tra pellicola e documentario, aiutata da un paesaggio grandioso e superbo che smuove sensazioni ed emozioni solo al semplice sguardo, noi insieme ad Augusta partiamo per un viaggio attraverso le meraviglie della foresta Amazzonica, compiendo anche noi insieme a lei, un percorso di informazione che ci aiuta e ci insegna a trovare le risposte proprio lì dove non si ha tempo di porsene.

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”. Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto.

About Valentina Calabrese 326 Articoli
Critica e ufficio stampa free lance si autodefinisce "agonista del cinema".
Contact: Facebook