Bianca come il latte rossa come il sangue: dal libro al film

DAL ROMANZO DI ALESSANDRO D’AVENIA AL FILM DI GIACOMO CAMPIOTTI

Raccontare i sentimenti di una generazione che non è la propria non è cosa semplice, eppure Alessandro D’Avenia con Bianca come il latte rossa come il sangue c’è riuscito talmente bene che il suo romanzo è diventato best seller grazie alla generazione che narra ma anche grazie a chi, a quella generazione lì, non appartiene più ma comunque da quelle parole è stato affascinato.

Colore dopo colore D’Avenia, ma anche Sognatore il professore grillo parlante del romanzo che riesce a bucare la coscienza del protagonista Leo e la barriera che pone tra i suoi sentimenti e il mondo, con quello che è stato il suo romanzo di esordio ha avuto la capacità di raccontare l’amore, l’amicizia e anche la morte vista dagli occhi e dai pensieri degli adolescenti di oggi.

Non mancano certo i luoghi comuni e la retorica che molto spesso nella letteratura sono legati ad alcuni concetti nel libro di D’Avenia ma la narrazione chiara, singolare e delicata tampona una certa mancanza di originalità propria di quegli argomenti.

Se è la capacità letteraria del suo autore a salvare il romanzo Bianca come il latte rossa come il sangue non è certo la capacità di chi ha diretto il film, Giacomo Campiotti, a salvare il lungometraggio che, purtroppo, pecca di continui stereotipi e sotterra in luoghi comuni l’intera narrazione.

L’introspezione dei personaggi viene banalizzata come il personaggio di Sognatore e di Leo che diviene quasi la macchietta del suo omonimo letterario.

Si salva la parte in cui la pellicola s’incentra sulla malattia di Beatrice, la ragazza di cui l’eroe contemporaneo Leo è innamorato e che viene colpita da una forte leucemia, ma alla fine anche questa storia drammatica diventa funzionale all’incontro dei cuori del ragazzo e dell’amica di sempre Silvia.

E così il romanzo che è stato il libro di una generazione non per forza scritto per quella generazione lì ma per chiunque volesse leggerlo diventa un film che si può categorizzare, senza minimo dubbio, in quel genere che in America chiamano teen movie portando nel ghetto di una sottocategoria di film da cassetta la trasposizione di un’opera che invece ha avuto, e sfruttato, le sue grandi potenzialità.

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Fiera, sommessa, repentina e breve. Anima d'annata ma anche editor e talent scout.
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