Bigas luna: addio al maestro spagnolo dell’erotismo

I SUCCESSI E GLI ERRORI DEL TRASGRESSIVO ESPLORATORE DELLA SESSUALITÀ

Cresciuto nella Spagna del dopoguerra offuscata dalla dittatura di Franco Bigas Luna come molti intellettuali a lui contemporanei acquisisce il gusto del trasgredire alle ferree regole del regime. Alla fine degli anni 60’ il cineasta si appassiona all’arte concettuale e inizia a lavorare come designer.

La sua passione per la fotografia e l’arte sfocia nel cinema con delle pellicole erotiche a basso costo alla fine degli anni 70’. I suoi primi lavori nel campo del cinema (Tatuaje-1979, La chiamavano Bilbao-1978 e Caniche-1979) risalgono alla fine degli anni 70’ e trattano con grande naturalezza argomenti tabù come lo stupro, l’incesto e la zoofilia cercando di provocare lo spettatore seguendo la linea della cinematografia erotica di quegli anni di cui Tinto Bras fu un importante esponente.

La visione dell’eros di Bigas Luna è evidente già dai suoi primi lavori in cui palesa l’idea di una sessualità che permea nel sociale prega di una forza distruttiva e autolesionista.

Negli anni 80 il regista dirige una serie di pellicole estremamente violente ma che non ottengono un grandissimo successo in quanto la visione spagnola della società era diventata più gioiosa e giocosa e veniva descritta in maniera più corretta da Pedro Almodovar che proprio in quegli anni si affacciava sul mondo del cinema ispanico con Donne sull’orlo di una crisi di nervi.

Alla fine degli anni 80’ Bigas Luna si prende una pausa dalla settima arte per dedicarsi esclusivamente alla fotografia ma è nel 1990 che su richiesta del produttore Andrés Vicente Góme torna nel mondo del cinema dando vita, a suo modo, al film tratto dall’omonimo best seller della spagnola Almudena Grandes Le età di Lulù. Il successo del film, che è forse l’opera migliore del cineasta, e che vede come protagonista un’acerba ma meravigliosa Francesca Neri, contribuisce a dare un nuovo slancio alla carriera di Luna che poi dirigerà quella che è stata denominata la Trilogia iberica e che comprende: Prosciutto Prosciutto (1992), Uova d’oro (1993) e La teta y la luna (1994). Il primo lungometraggio della trilogia vede affiancarsi una matura Stefania Sandrelli a un’acerba ma già splendida Penelope Cruz. Il successo di pubblico e critica regalano alla pellicola un Leone d’oro.

L’ultimo errore di giudizio di Bigas Luna, complice la voglia di rilanciarsi nel panorama internazionale, è stato fatto nel 1996 col film Bambola che aveva come protagonista la carnosa Valeria Marini. Le continue scene di stupro che, a differenza di quelle dei suoi primi film sembravano quasi compiacenti e le numerose scene erotico-gastronomiche che rasentavano il grottesco hanno portato la critica a massacrare la pellicola e il pubblico ad allontanarsi dalla visione del cineasta.

Dopo Bambola, Bigas Luna ha tentato di scrollarsi di dosso l’etichetta di regista volutamente scandaloso attraverso L’immagine del desiderio (1997) o Volaverunt (1999) non vanno a buon fine e la fama di Bigas Luna declina definitivamente in Italia dopo l’uscita del suo Son de mar (2001) un ennesimo triangolo amoroso che arriva alla tragedia. Il suo ultimo film, Yo soy la Juani (2006) non è neanche mai stato distribuito in Italia.

Fino alla sua morte Bigas Luna si è occupato in Spagna di teatro cercando idee per progettare una pellicola che rilanciasse la sua arte. La fine è arrivata prima, è arrivata ieri.

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