Oblivion: recensione film

OBLIVION, UN FRULLATONE DALL’ESTETICA AFFASCINANTE CHE GUARDA A TARKOVSKIJ

oblivion locandina filmGENERE: fantascienza

DURATA: 156′

USCITA IN SALA: 11 aprile 2013

L’estetica è un processo di veicolazione di un messaggio attraverso l’immagine, quel senso di piacere che ti blocca il respiro dinanzi al piacere. L’estetica di Oblivion è la cosa più bella del film, una fotografia splendida con cui Claudio Miranda fregia Joseph Kosinski del suo talento e il regista ricambia adattando con maestria le sue tavole black & white della graphic novel omonima.

Correva l’anno 2005 quando Kosinski scrisse dell’astronauta Jack Harper, il riparatore di Droni sulla Terra, e del TET, misteriosa nave spaziale che orbita sui resti contaminati del nostro pianeta. Non importa cosa sia successo, l’importante diventa capire cosa avverrà ora, anche perchè il sempreverde Tom Cruise, attore sconfinato nel suo messaggio di infinito eroismo, dimostra di aver troppo legame con la sua ex patria, troppi ricordi per poter andarsene su Titanio insieme al resto dell’umanità.

Si gioca con la mescolanza tra generi, puntando a quel Solaris universalmente riconosciuto quale capolavoro fanta-metafisico, prelevando con oculata saggezza spunti diversi da un numero imprecisato di pellicole e mescolandolecon sapienza registica in un frullato hi-tech: nostalgico okay, ma stilisticamente perfetto. Pur rimanendo una vaga riflessione contemporanea sullo stato di appartenenza culturale, Oblivion è un’opera che unisce bene i contorni del puzzle, un viaggio mentale interiore ed esteriore ben montato e recitato senza fronzoli.

La pietanza è un kolossal futurista, un dipinto sognante oltre l’universo conosciuto e contemporaneamente una parabola ragionata sulla nostalgia e su ciò che unisce cielo e terra. Sia nel pensiero di ciascuno, alieno o umano indifferentemente, sia nella ricerca delle proprie radici. Proprio il nostro piccolo pianeta diventa un ricordo per cui vale la pena combattere, così recita lo slogan di lancio.

La Terra, appunto, luogo selvaggio ma ospitale, che assume il significato di madre e casa allo stesso tempo e viene descritto come l’habitat naturale a cui apparteniamo, da cui mai potremmo separarci. Così come in Wall-E e in Solaris è la nostra estetica perfetta.

 

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Onnivoro cinematografico e televisivo, imdb come vangelo e la regia come alta aspirazione.
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