The bling ring: recensione film

SOFIA COPPOLA NEL SUO LAVORO RIFLETTE SULL’APPARIRE SENZA ESSERE FINO IN FONDO

GENERE: drammatico

DATA DI USCITA: 26 settembre

VOTO: 2 su 5

The-Bling-Ring-posterDelle vite lussuose e immorali degli adolescenti ricchi d’America la televisione, da Beverly Hills 902010 in poi ha creato ritratti più che completi senza mai, però, condannarli nella morale.

Quello che ci si aspettava dal film di Sofia Coppola The Bling Ring, era proprio questo: almeno un biasimare quelle vite eccessive, lontane dell’età alla quale appartengono e tremendamente sole. Modi di fare e comportamenti che divengono spesso esempio e mito per i ragazzi meno abbienti.

Ciò, invece, nel lungometraggio della cineasta che già in Somewhere aveva ambientato una sua opera a Los Angeles e preso ad esempio un attore come schermo di quanto quella città possa dare e poi togliere dando in cambio solo gran dosi di solitudine, non c’è.

The bling ring è un film nato da alcune interviste fatte da Vanity Fair, poi diventato un libro curato dalla giornalista Nancy Jo Sales, ad adolescenti americani che hanno l’abitudine di rubare nelle case dei personaggi famosi, questa “moda” nel linguaggio comune è chiamata esattamente come il titolo del film.

L’idea è ottima e si apre con una prima parte del lungometraggio, altrettanto forte, in cui la Coppola racconta i ragazzi del bling ring facendoli prima incontrare in un disco-pub stralusso per poi accompagnarli a venerare con una certa morbosità gli oggetti del loro desiderio presenti nelle case dei personaggi famosi.

La pellicola, però, si perde nella seconda parte che è tutta incentrata su una valanga di furti accompagnati, a onor del vero, da un’ottima colonna sonora ma con un montaggio e dei colori che sembrano quasi presi in prestito, per non dire copiati, da The Spring breakers.

La forte personalità registica della Coppola, quindi, pare aver davvero perso un po’ di smalto confermando una sensazione che già da Marie Antoniette era forte nei suoi confronti: perché anche se la scelta di raccontare gli avvenimenti con una certa ripetitività, che alla fine risulta noiosa, fosse una scelta stilistica e la distanza totale da quel che accade fosse una scelta narrativa ponderata, quel che viene fuori per la gran parte del lungometraggio è qualcosa che non riesce a convincere affatto. Un film da niente che racconta il niente.

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Fiera, sommessa, repentina e breve. Anima d'annata ma anche editor e talent scout.
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