Il viaggio piÙ lungo: recensione film

RUGGERO GABBAI RACCONTA LA COMUNITÀ EBRAICA DELL’ISOLA DI RODI FINO ALL’AVVENTO DELLA TRAGICA DEPORTAZIONE

Qual è il viaggio più lungo? Quello da cui non si torna o quello dal quale si ha paura di poter tornare.

Nel suo documentario Ruggero Gabbai però da una risposta storica al quesito: Il viaggio più lungo è quello che gli ebrei rodioti furono costretti ad affrontare per essere poi deportati al campo di concentramento di Birkenau.

Tra la presentazione dei luoghi originali, le testimonianze di Stella Levi, Alberto Israel e Sami Modiano e una ricostruzione storica perfetta e per questo non a caso a cura Fondazione Museo della Shoah di Roma e dal Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, Gabbai racconta una storia di vita dal tragico e mai abbastanza conosciuto e ripetuto finale.

Il docu-film incentra la sua narrazione sulla storia della comunità ebraica di Rodi dal 1921, data dell’inizio della dominazione italiana, sino al 1944 anno in cui, in seguito alla dominazione tedesca i membri di quella comunità furono deportati nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau.

Umiliati dalle leggi razziali, prima, e costretti a lasciare la terra che fino allora li avevi ospitati in nome della follia umana mai abbastanza sottolineata, nel bel mezzo del secondo conflitto mondiale il documentario è l’affresco di un periodo storico agghiacciante che, attraverso le storie e ricordi ripresi con grazia da Gabbai in montaggio lento che scandisce alla perfezione, come è giusto che sia, un racconto che non ha fretta di finire ma ha il bisogno di rimanere impresso. Un racconto lento e aggraziato.

Ancora una volta, innanzi alla crudeltà di certi eventi e all’ingiustizia totale da cui derivano, il passato più buio del nostro paese e dell’Europa intera supera qualsiasi fantasia cinematografica commuovendo, stupendo sempre e arrabbiando lo spettatore. 

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Fiera, sommessa, repentina e breve. Anima d'annata ma anche editor e talent scout.
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