The parade – la sfilata: recensione film

IL CORAGGIO DI PARLARE DI INTOLLERANZA CON ECCESSI, SENZA RETORICA E CON GRANDE IRONIA

GENERE: commedia

DATA DI USCITA: 9 maggio

Per trovare un genere cinematografico a The parade. La sfilata non si può non citare il suo stesso regista Srdjan Dragojevic che l’ha definito una tragicommedia sociale.

La storia dell’ omofobico gangster serbo di mezza età che, dopo il rifiuto della polizia, è costretto a scortare il Pride per proteggere la libertà gay nel suo Paese e che, poiché nessuno dei suoi amici serbi lo aiuta per paura di essere associato agli omosessuali, si rivolge a dei vecchi nemici nella Guerra dei Balcani degli anni ’90, il bosniaco Halil, il croato Roko ed il kosovaro albanese Azem è, prima di tutto, un film esasperato e divertente.

Piccole pecche di regia e altrettanto disfunzionali ingenuità nella sceneggiatura vengono perdonate in quanto la storia è, tutto sommato, raccontata con intelligenza e non pecca mai di banalità.

Alcuni eccessi della messa in scena stupiscono lo spettatore e, di tanto in tanto, tendono a infastidirlo eppure la loro coerenza e la loro funzionalità rispetto al racconto calzano al lungometraggio come il giusto tassello di un puzzle dai mille colori.

Cercare di far ridere, riuscendoci, su naziskin, svastiche e violenza contro chi vuole essere solo libero nel rispetto di ciò che è, non è impresa facile e non è impresa da tutti.

Il coraggio di Dragojevic ha premiato la sua opera.

 

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Fiera, sommessa, repentina e breve. Anima d'annata ma anche editor e talent scout.
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