A song for Marion: recensione film

A SONG FOR MARIONUNA STORIA D’AMORE RACCONTATA ATTRAVERSO LA MUSICA

GENERE: commedia/drammatico

DATA DI USCITA: 29 Agosto 2013

VOTO: 4 su 5

Una canzone d’amore, un inno alla vita, un elogio al cambiamento: A song for Marion è un insieme di buoni sentimenti e importanti precetti. Il nuovo film scritto e diretto da Paul Andrew Williams (Cherry Tree Lane, The Cottage, London to Brighton) segue la scia dei “grey pound”, ovvero quei film in stile Amour di Michael Haneke e ancor prima Marigold Hotel di John Madden, che ci hanno emozionato grazie a storie d’amore e dedizione di personaggi della terza età. Il regista ha voluto  sceneggiare infatti, la vita dei suoi nonni omaggiando il loro ricordo e donando a noi un’altra magnifica e commovente opera sulla riflessione di valori morali.

Arthur (Terence Stamp) e Marion (Vanessa Redgrave) sono una coppia di pensionati sposati da anni. Lui è un vecchietto burbero che ha dedicato la sua vita a prendersi cura della moglie malata di cancro fino alla fine, accompagnandola alle lezioni di coro per anziani nonostante sia profondamente contrario. Lui è l’esatto contrario di Marion, donna che ama la vita e a cui tutti vogliono bene. Solo quando lei lo lascerà solo, Arthur inizierà a capire che la vita può essere bella anche se presa con ironia, soprattutto grazie alla giovane insegnante di canto Elizabeth (Gemma Arterton), che lo aiuterà inoltre a recuperare il suo rapporto con il figlio James (Christopher Eccleston).

Una bellissima storia d’altri tempi, di quelle che ti fanno commuovere anche solo dopo una scena particolarmente emozionante. Un nodo allo stomaco viene per il pensiero che a volte la vita ci mette davanti difficoltà insuperabili, come per esempio una malattia mortale, e che comunque l’amore per l’altro pensa a coprire enormemente e con uno sforzo immane per cercare di far vivere alla persona che ci sta lasciando un ultimo periodo di felicità e bei ricordi.

Quello di Paul Andrew Williams è un film per tutte le età, ed in cui tutti potrebbero ritrovarsi. Tante famiglie vengono distrutte dal dolore per la perdita di un caro, serve tempo per riprendersi ma la cosa importante da capire è che l’unione fa la forza. Il termine famiglia enuncia pluralità, non si è mai soli. E oltre tutto, non è mai troppo tardi per capirlo. Il cammino che fa Arthur dopo la morte della moglie, lo porterà ad aprirsi al mondo ad un’età ormai avanzata, e ad aprire il suo cuore anche a quella parte di famiglia rimastagli  oltre l’amata moglie.

Sebbene il tema sia forte, la sceneggiatura è stata scritta con un tocco di sano umorismo che riesce a regalare risate spontanee anche in momenti profondi. Inoltre, l’altra grande protagonista emoziona e allo stesso tempo allieta lo spettatore, coinvolgendolo completamente nella situazione. Stiamo parlando della musica, splendida colonna sonora che va a colmare quegli attimi in cui le parole non riuscirebbero ad esprimersi meglio di come sa fare lei.

Un lungometraggio davvero meritevole già di per sé, ma che grazie alle ineccepibili interpretazioni di attori così richiesti riesce davvero a lasciare il segno, in un panorama cinematografico  che non fa altro che puntare, in questo momento, sui blockbuster mettendo da parte opere preziose come A song for Marion.

 

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"Il cinema non è solo un'esperienza linguistica ma, proprio in quanto ricerca linguistica, è un'esperienza filosofica".
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