Violeta Parra went to heaven: recensione film

violeta parra went to heaven LA STORIA DI UNA DONNA CHE HA FATTO DELLE SUE FRAGILITÀ, LA SUA FORZA

GENERE: biopic

DATA DI USCITA: 4 Luglio 2013

VOTO: 4 su 5

Quando un regista ‘sente’ il film, lo si nota. Per la meticolosa attenzione ai dettagli, per la delicatezza e allo stesso tempo efficacia della narrazione, per le straordinarie interpretazioni, per il pathos e l’empatia che una volta finito il film chi sta seduto dall’altra parte dello schermo prova. Andrès Wood è riuscito a trasmettere tutto questo. Il regista ha fatto sua la storia di Violeta Parra, artista cilena vissuta a cavallo del Novecento, creando un lavoro cinematografico dal forte impatto emotivo.

Violeta Parra went to heaven è infatti il racconto della vita di Violeta, ispirato all’opera letteraria omonima scritta dal figlio,Angel Parra. In un percorso narrativo che va dall’infanzia sin alla morte dell’artista, il regista riesce a cogliere le sfumature psicologiche di questa donna così fragile, che ha dedicato la sua vita all’amore. Amore per la vita, amore per la musica, amore per i deboli, amori per la poesia, amore per il proprio Paese, amore per la pittura.

Un artista che ha dato tutta se stessa per gli altri, tanto da essere consumata dalle ripetute delusioni che la vita le ha ricambiato. Uno sguardo atipico, forte e poco romanzato è quello che ci regala Wood, che vuole donare al mondo intero la storia di una grande donna che è stata davvero importante per il Cile, sia per la cultura che per le lotte sostenute. In una realtà che vede situazioni e sentimenti precari, incerti e senza valori, Violeta ha deciso di lasciare questo mondo all’età di 50 anni, dopo essere stata la prima donna ad esporre un’opera al Louvre di Parigi. Sebbene sia chiaro a chiunque che tipo di soddisfazione possa essere, lei era così, molto meno attenta ai riconoscimenti materiali di quanto chiunque altro potesse pensare.

Meravigliosamente interpretata da Francisca Gàvilan, Violeta si rifugiava dai dispiaceri della vita soprattutto nella musica, nella sua musica folk, immensa protagonista del film e delicatissima ma pungente colonna sonora. Andrès Wood dirige un film commovente e disarmante, così come disarmante è quanto questa donna creda nella speranza. Una speranza che si dice “ultima a morire”, ma che a volte, purtroppo, muore. Ma comunque sia “Gracias a la vida”, come canta nel suo testamento musicale.

“Gracias a la vida, que me ha dado tanto. Me ha dado la risa y me ha dado el llanto así yo distingo dicha de quebranto, los dos materiales que forman mi canto”.

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"Il cinema non è solo un'esperienza linguistica ma, proprio in quanto ricerca linguistica, è un'esperienza filosofica".
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