Elysium: Recensione Film

MATT DAMON TORNA IN AZIONE NELL’AFFASCINANTE MONDO FUTURISTICO DI NEILL BLOOMKAMP

elysium locandinaGENERE: Fantascienza

USCITA: 29 Agosto 2013

DURATA: 109 minuti

VOTO: 4 su 5

Quando si tratta di pietre miliari della fantascienza gli appassionati sanno che, sia per la letteratura che per il cinema, gli autori il più delle volte riescono, quasi per caso, a fare delle previsioni su quello che puo’ essere ‘il mondo di domani’, mischiandole a riferimenti all’oggi e ad allegorie, di difficile presa a primo impatto, che tendono a crescere a distanza. Ultimamente le pellicole sci-fi tendono a lasciare da parte storie forti per dar spazio a pop-up 3d inutili e a esplosioni infinite capaci di destare un mal di testa immediato. Lo stesso non si puo’ dire dell’opera seconda di Neill Bloomkamp che si piazza insieme a Duncan Jones come giovane paladino della fantascienza contemporanea. Anche se i boati e le esplosioni non mancano neanche questa volta.

Lo spunto non è dei più originali, ma ha una sua forza: in un futuro non molto distante la Terra è diventata un paesaggio miserabile e inospitale per chiunque, cosa per cui i più ricchi hanno deciso di stabilirsi in una stazione satellitare orbitante attorno al nostro Pianeta, nota come Elysium. Molti poveri cercano i modi più assurdi per atterrare su questo moderno paradiso terrestre, soprattutto per via di alcune di celle di contenimento capaci di curare qualunque malattia, destinate solo a chi abita nella stazione orbitante. L’operaio Max (Matt Damon) ha 5 giorni di vita, in seguito a radiazioni mortali prese sul posto di lavoro: Elysium sembra la sola via di salvezza…

Qualcuno potrà trovare dei punti in comune tra la nuova opera di Bloomkamp, dopo il fortunato District 9, e il notevole zombie-movie di Romero La terra dei morti viventi in cui in un futuro apocalittico i ricchi vivono in un grattacielo protettissimo, mentre i più poveri stanno attorno ad esso, più esposti agli attacchi dei zombie. Solo che in quel caso c’era di mezzo la parabola di una presa di consapevolezza di una classe (quella operaia, sotto forma di ‘morti viventi’) pronta a ribellarsi e a rimischiare le carte in tavola, a proprio vantaggio e forse anche a favore dei vicini, i viventi in situazione di grande disagio.

In questo caso le cose sono molto più dirette e il messaggio politico di Elysium viene esplicitato negli ultimi cinque minuti che si possono scoprire solo al cinema e vanno obbligatoriamente discussi all’uscita dalla sala. Il personaggio di Damon è ambiguo, dapprima quasi un antieroe sulla scia di Max Max, visto il suo passato di rapinatore, poi grazie al rapporto con la sua amica d’infanzia cambia sempre di più fino a diventare un eroe d’altri tempi, un cavaliere del terzo millennio la cui spada è però sostituita da un esoscheletro che sembra rimanda al robot ‘indossato’ da Ripley nell’epico scontro finale di Aliens. Tra i villain troviamo una convincente, ma al momento stesso fuori posto Jodie Foster e il Sharlto Copley di District 9 in un ruolo totalmente opposto a quello che l’ha lanciato: una performance disgustosa e minacciosa il giusto, rovinata in parte da un pessimo doppiaggio italiano, di impronta fin troppo ‘cartoon’.

Per il resto musiche celestiali dai toni vangelisiani, scenografie imponenti ed effetti speciali di ultima generazione si imprimono in una pellicola che nonostante l’ampio budget è destinata a far discutere per le tematiche che solleva e per la visione di un mondo desolante, sporco e sabbioso non distante da certe zone del terzo mondo al centro dell’attenzione mediatica, a cui si aggiungono robot sparatutto e gigantesche astronavi, topoi imprescindibili della fantascienza contemporanea. Insomma ci troviamo di fronte a un intrattenimento di livello dove finalmente il lavoro sulla sceneggiatura supera o perlomeno si pone sullo stesso livello di quello sugli effetti speciali: qualcosa a cui, nei blockbuster contemporanei, si assiste sempre meno.

 

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